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venerdì 4 luglio 2008

Sessismo a bordo vasca


La plurititolata squadra di pallanuoto femminile di Catania, l'Orizzonte Catania, ha appena esonerato Giusi Malato, l'allenatrice, esclusivamente perchè è rimasta incinta!

L'Orizzonte Catania ha iniziato nel campionato nazionale nel 1985 con una giovanissima Giusi Malato in piscina.
I primi 7 anni vedono l'Orizzonte classificarsi sempre seconda.
Dopo Giusi cresce e diventa la più grande giocatrice di pallanuoto della storia. Più di quello che fu Pele o Maradona per il calcio.
Dal 1992 al 2006 lo scudetto non si è più mosso da Catania, sponda Orizzonte! Giusi trascinava la sua squadra a suon di gol!
Lo stradominio nel suolo italiano è supportato dalla superiorità in europa: l'Orizzonte mette in bacheca numero 8 Champions League!

L'abilità di Giusi è contagiosa: trasforma le ragazze dell'Orizzonte nel Setterosa. Setterosa che vincerà numerosi titoli europei e le Olimpiadi.

Giusi Malato è l'unica giocatrice femminile a vincere la calottina d'oro, trofeo paragonabile al pallone d'oro, solo che MASCHI E FEMMINE CORRONO INSIEME PER IL TITOLO!

Quest'anno è stata l'allenatrice dell'Orizzonte. Durante l'anno è rimasta incinta. Quando l'ha saputo, la società gli ha affiancato un allenatore in seconda per farle sentire il fiato sul collo.
Lei ha dato alla luce Diego tramite parto cesareo per riprendersi prima.
Alla fine dell'anno, come allenatrice, Giusi vince SCUDETTO E CHAMPIONS LEAGUE!

Eppure la società la esonera lo stesso. Una vergogna. Un esempio di mobbing che, probabilmente, avrebbe spinto all'aborto un'altra donna.

L'intera città di Catania si sta rivoltando contro la dirigenza della squadra.
Nonostante lo sport non sia certo un argomento principe di questo blog, è necessario dare massima visibilità all'accaduto.
Il presidente dell'Orizzonte deve nascondersi la faccia con le mani quando cammina per le strade di Catania.

Allego la lettera di Giusi.

Dopo qualche giorno di silenzio, durante il quale ho smaltito la delusione per il trattamento subito dalla società Orizzonte Catania di pallanuoto, ho deciso di dire la verità sull’esonero comunicatomi da parte della dirigenza.

Da donna, da mamma e da sportiva che conosce e rispetta i sani principi della competizione agonistica, non posso che restare sorpresa, delusa, esterrefatta nel rileggere le motivazioni per le quali sono stata allontanata.

Sorpresa perché, se non sbaglio, in questa stagione, l’Orizzonte ha vinto sia lo scudetto che la Coppa Campioni.
Delusa perché non mi aspettavo, sul piano umano, soprattutto, un trattamento simile da gente con cui ho condiviso un sesto della mia giornata. Esterrefatta nel leggere le dichiarazioni sulla mia colpevole maternità. Colpevole di aver dato alla luce mio figlio. Colpevole e, dunque, non in grado di gestire una stagione agonistica ai massimi livelli.

Mi chiedo, allora: i 24 anni in cui ho dato tutto, ma proprio tutto alla mia società, da atleta innamorata dei colori di Catania, sono stati dimenticati? Spero almeno che sia accaduto questo nella mente di persone che da un lato mi sorridevano e gioivano con me dopo ogni successo. Dall’altro, evidentemente, covavano un tradimento che non ritengo grave sul piano sportivo, ma quasi esclusivamente sul piano umano.

In questi anni, in acqua o a bordo vasca, sono stata orgogliosa di portare in alto non solo la pallanuoto, ma anche il nome della mia città. Tanto orgogliosa che ho sacrificato anche tutti i mesi della mia gravidanza, fino al momento del parto. Addirittura, ho deciso di far nascere Diego, d’accordo i medici, con un parto cesareo per tenere fede ai miei impegni professionali e per continuare, orgogliosa più che mai, la rincorsa verso il successo in Coppa Campioni.

Non vi dico cosa provo da donna: nascondere i propri pensieri reali dietro un evento, per me e per i miei amici veri, lietissimo, come la nascita di mio figlio Diego, è una vigliaccheria: non si può costruire un castello solido sulla sabbia.

Ai dirigenti dico soltanto una cosa: ai vostri figli spero diate un esempio diverso, certamente più educativo, di quello che ho ricevuto io. Sul piano sportivo, visto che vivo in questo mondo da molti anni, so benissimo che la scelta di incaricare un altro allenatore covava da tempo e che l’incarico a Formiconi è stato pensato prima della fine della stagione, quando io sono stata affiancata da Pier Luigi. Mi è stato detto che era una piccola precauzione per non restare scoperti nel caso in cui avessi partorito nei giorni della partita. Invece sono stata trattata come la peggiore persona al mondo.
Tradita dagli amici più sorridenti e gentili, almeno dinanzi a me. Tanto gentili che mi avevano proposto di allenare il vivaio. Incarico nobilissimo, ma altrettanto dispendioso sul piano dell’impegno e durissimo su quello tecnico. Per dirla in altre parole: l’applicazione per un allenatore è massima sia in A1 che con i ragazzi che arrivano in piscina il primo giorno. Io la penso così.

Insomma, bugie su bugie per coprire mosse strategiche che, per carità, sono più che legittime. Quel che mi preme ribadire è che, dopo molti anni di impegno (a prescindere dai successi, grazie al cielo arrivati in gran numero) pensavo di meritare un trattamento diverso. Non solo io, ma soprattutto la mia famiglia, offesa, anche derisa pubblicamente se è vero che io avrei dovuto lasciare la squadra per occuparmi 24 ore su 24 dei miei affetti.

Ringrazio innanzitutto i catanesi, commossa ancora oggi, per quell’applauso di tutto lo stadio Massimino tributato a Giusi Malato in quanto simbolo della città che trionfava. Grazie ai dirigenti per l’opportunità che mi è stata concessa: allenare l’Orizzonte di Catania è stato un onore e mi ha arricchito sul piano tecnico e umano, nonostante questo trattamento finale.
Alle ragazze rinnovo il grazie per l’impegno e il sostegno, ma anche per il grande affetto che mi unisce ancor oggi a tutte loro e ribadisco il più grande in bocca al lupo per le successive stagioni. A Formiconi, che è stato mio allenatore, auguro buon lavoro.
Ai dirigenti chiedo di essere umanamente più onesti, in futuro, ma rinnovo la mia sfida. Forse ci rivedremo, stavolta da avversari.

Giusi Malato

domenica 6 aprile 2008

Cultura vitale,democrazia e altro


«La vita deve essere colta ma la cultura deve essere vitale»: la frase di Ortega y Gasset è piaciuta a vari lettori. «In tutte le scuole si dovrebbe reintrodurre la filosofia... l’arte del porsi le domande», dice ad esempio il lettore Lorenzo, stimolato da quella frase. Ma aggiunge: «Poi magari è una mera illusione perche se insegnata da maestri ottusi in pochi avrebbe un barlume di effetto».

Eh sì, è questo l’effetto: abbiamo scuole e specie università che uccidono ogni desiderio di cultura. Giovani schiacciati da tomi (basta vedere quelli di medicina) di cui non si sa quanto resterà nella memoria, assillati da corsi su autori o temi marginali e minori, del tutto superflui, dalla moltiplicazione di «scienze specializzate»che sono solo moltiplicazioni di cattedre, da torreggianti saperi intimidatori e scoraggianti. Tutto questo «sapere» indigeribile e inassimilabile è fra le cause della regressione alla barbarie.

Trasmettere una cultura vitale dovrebbe cominciare con lo sfrondamento, la semplificazione, lo sforzo di fornire un senso unitario, che la mente umana, limitata, possa comprendere in sé. La missione dell’università, oggi, dovrebbe essere quella di strappare gli strati di cultura morta, le cortecce, le scorze e le concrezioni che si sono accumulate in un tronco antico di tremila anni, per giungere al midollo umido, dove ancora pulsa la linfa che porta le sostanze vitali.

Dice bene Lorenzo: la filosofia come originaria «arte di porsi le domande» è esattamente quel che viene trascurato dalle facoltà di filosofia. Certe domande, poi, furono vive e urgenti per la generazione che le formulò, ma oggi sono morte. Per fare un esempio, la pretesa di Cartesio di creare una scienza perfetta e integrale di tutto l’universo «dedotta dalle cause prime», a priori.
Un tentativo fatale, che per secoli ha impegnato il pensiero europeo nella costruzione di «sistemi» chiusi e totali.

Kant «deduce» le categorie, Hegel fa «passare necessariamente» lo Spirito da un «momento» all’altro con la dialettica, Marx spiega la storia e la società con la dialettica delle forze materiali… E s’intende ad ogni passo che questi filosofi ci pongono l’intimazione: l’umanità scelga tra me, oppure, la fine del pensiero. Tutto questo è, credo, defunto per questa generazione.

La fine dei sistemi totalitari - filosofie che hanno figliato ideologie e regimi totali - ci ha lasciati con una fascina di scorze e cortecce, e senza orientamento nel mondo. Forse bisogna ricominciare da Socrate, là dove pulsava la linfa: e non per porre le stesse domande che poneva Socrate (urgenti ai suoi tempi), ma per porre quelle che ci assillano «oggi». Per infondere negli studenti quel primordiale entusiasmo della scoperta di una nuova idea, di un nuovo principio o applicazione.

Ciò vale anche per l’arte. Quando costruì il campanile a Firenze, Giotto era subissato dalle osservazioni che i passanti, da sotto, gli facevano, dandogli consigli e criticando. Evidentemente, la gente sentiva il campanile come cosa propria. Com’è che oggi l’arte non interessa a nessuno? Che la gente - non pochi individui, ma la gente nel suo complesso - sopporta, nella propria città, il sorgere di mostri edilizi, sbilenchi e irridenti all’uomo, ordinati dal municipio?

Già il fatto che il committente di «arte» oggi sia il Comune, o insomma la burocrazia (il mostro freddo) oppure il Capitale la dice lunga sull’esproprio che abbiamo lasciato fare ai nostri danni. Per secoli, la committtenza dell’arte fu religiosa. Il tempio, la cattedrale e la chiesa «attraevano» a sé le arti, pittura, scultura, arazzi, arte del vetro, oreficeria, musica d’organo, in una pulsione unitaria e coerente, ciò che si dice lo stile.

Da molto tempo ormai il pittore di genio è senza committenti: il disperato Van Gogh provava a vendere i suoi quadri nelle osterie, ci pagava la pigione delle stamberghe. Più furbi, i suoi successori commerciali producono direttamente per le case d’asta. Hanno formato «avanguardie di massa» che vendono bene sul «mercato». Andy Warhol si vende per miliardi, ma tutti capiscono che con qualche macchina fototecnica ciascuno può farsi dei Warhol a decine.

Gli scultori producono per il cimitero, e sempre meno (la scultura costa). A cosa «serve» infatti una scultura? Chi se la mette nel trilocale biservizi? Magari qualche Goldman Sachs la ordina per l’atrio fastoso-templare della banca. Ma insomma questa forma d’arte è morta, insieme al tempio o al palazzo principesco. L’Europa non ha più arte.

Il suo linguaggio musicale, sviluppato per secoli, è ora abbandonato, lo sfrondo un po’ noioso
della «radio culturale», RAI3. Persino nel cinema dà poco o nulla, schiacciata dal linguaggio cinematografico americano egemone. Questa sterilità è un sintomo spaventoso, terminale: è come il moribondo che si volta contro il muro, non ha più niente da dire, niente da sperare.

L’espressione ben temperata ha ceduto all’afasia o al grido, per di più in una «lingua» straniera: la musica dal rap, la pittura ridotta a graffito del degrado newyorkese, l’architettura a un «decostruttivismo» che intenzionalmente vuole avvelenare chi passa nei paraggi. Vi si esprimono «personalità» incomplete, malevole, petulanti, patologiche e demoniache come quelle che ossessionano i malati mentali quando sentono le «voci». Ciò che ripetono infinitamente i graffiti e le musiche giovanili è il grido di Lucifero: «Non serviam», non servirò.

E infatti, a forza di rifiutarsi a servire Dio e l’uomo, l’arte non serve più a nulla. Anche per questo bisognerebbe recuperare il senso che la cultura, per essere vitale, deve essere «funzionale». La cultura viva è quella che «ci serve». Attenzione: non nel senso della pittura del realismo socialista, che serviva la propaganda del regime. In un altro senso, più profondo e immediato. Come dirlo?

Provo a dirlo così: ciascuno di noi è stato gettato nella vita come il naufrago è sbalzato fra le onde. Deve nuotare per sopravvivere. A ciò, gli occorrono buoni muscoli e buona salute organica, adrenalina dalle surrenali, insomma le funzioni vitali.

Orbene, la cultura è una di queste funzioni vitali, e va ricompresa tra le funzioni vitali. Non è un arredamento di lusso per anime belle, è qualcosa che ci serve per nuotare - per sopravvivere - nel complicato mondo odierno in tempesta.

In questo senso, non mi pare colga nel segno il lettore che scrive: ricordare Roma «è dire di fronte ai falsi maestri d’oggi: abbiamo una radice, non ci avete tolto la memoria». E’ un’idea accademica, ornamentale della cultura. Dobbiamo ristudiare continuamente Roma, certo: per capire, poniamo, come mai poteva dominare il suo vastissimo impero con così pochi soldati (quelli che gli americani hanno in Iraq); per capire cosa «funzionò» nell’impero, e come mai smise di «funzionare»; per capire le lotte del potere romano, che tanto possono illuminare le lotte del potere d’oggi; per capire come mai, nella decadenza, Roma seppe condurre la gestazione di un’altra civiltà, diversa ma a lei collegata come figlia. Insomma, lo studio è funzionale alle nostre urgenze vitali, o altrimenti è mitologia, posa o noia.

Recuperare la cultura come funzione vitale significa anche liberarla dai divieti. Oggi ci sono imposti divieti di pensare, in gran quantità: il fascismo fu il «male assoluto», quindi non pensatelo; la democrazia è sacra, non criticatela; Israele non è discutibile, altrimenti siete «antisemiti»; l’unione Europea non deve essere sottoposta a critica e nemmeno a referendum…

Questi divieti sono come l’asportazione delle surrenali: senza adrenalina, fiacchi, non ci arrabbiamo più, anzi ci sentiamo deboli e impotenti. E ci lasciamo condurre in carrozzzella dalla badante del potere costituito.

Dovrebbe diventare più chiaro che la cultura - in quanto funzione vitale - non si apprende solo sui libri e a scuola. Anzi, per secoli a trasmettere la cultura, infiniti saperi e segreti del mestiere, sono stati gli artigiani e i capi-operai.

Di recente sono stato invitato a parlare ad Udine, in un ottimo istituto tecnico professionale di salesiani. Il preside, salesiano, mi ha raccontato che l’assessore regionale alla pubblica istruzione e cultura, di sinistra, è contrarissimo all’istituto, vuole che i giovani passino tutti per una generica scuola media superiore e libresca: e ciò per una residuo fossile della sua maldigerita ideologia. Considera la scuola tecnica una discriminazione «di classe», tutti avrebbero diritto al liceo…

Naturalmente, con ciò rivelando un disprezzo molto classista (piccolo-borghese) per gli operai. Ma i ragazzi che approdano a quella scuola tecnica, mi diceva il preside, sono «già» passati per la scuola generale, e ne sono stati scacciati, bocciati per demotivazione e impreparazione. Arrivano lì come ripetenti e drop-out, e con grande sforzo, ma con successo, imparano ad imparare: come la maggior parte di noi, infatti, è più facile imparare «vedendo fare».

Il contatto con le macchine utensili, il rigore che impone il loro uso, fa baluginare in quelle menti ignoranti (rovinate dalla scuola e spesso dalla famiglia), la coscienza che è il caso di andarsi a leggere sui libri la parte teorica che serve al funzionamento delle macchine. Ora sanno «il perché» devono studiare algebra, matematica, geometria, disegno tecnico, CAD-CAM, Linux. Capire il «perché» è appunto giungere, sotto gli strati di scorza morta, alla linfa della cultura.

E la cultura dei tecnici non è affatto inferiore a quella dei latinisti; ha la dignità di una funzione vitale, di un servizio reso alla società che di tecnici ha bisogno (più che di latinisti eruditi e morti); è la dignità loro che quei giovani apprendono, attraverso le macchine utensili, vedendo «come si fa».

Devo infine avvertire: il recupero della cultura vitale non è affatto facile. Quell’assessore (che una cultura vitale mai avrebbe messo a quel posto) è solo un esempio degli ostacoli che il potere in generale porrebbe a un tentativo di instaurare una cultura per la vita. Gli esempi più numerosi sono nella cultura stessa.

Sulle scorze morte pullulano una quantità di saltimbanchi e ciarlatani culturali, moltiplicatori di «scienze» e di «linguaggi», di «avanguardie» inutili (non esistendo più «accademie» contro cui battersi), e proprio questi sono ritenuti - dai media - i Venerati Maestri. Figurarsi se quelli vogliono arrivare là dove pulsa la linfa vitale della cultura funzionale: perderebbero stipendi, cattedre, premi, seggi di senatori a vita. A scanso di querele, accennerò a due esempi un po’ datati.

I più giovani, per loro fortuna, non avranno mai sentito parlare di Roland Barthes: ma fu un «philosphe» molto seguito e alla moda una trentina d’anni fa. Quale cultura portava? Basta citare una delle frasi della sua lezione inaugurale al College de France: «La lingua non è ne reazionaria né progressista; è semplicemente fascista; perché il fascismo non è impedire di dire, ma obbligare a dire. Dal momento in cui è profferita, fosse anche nella profondità più intima del soggetto, la lingua entra al servizio del potere».

Questa frase è, puramente e semplicemente, insensata. Ma con quanta albagia e sicumera fu pronunciata! E quante tesi di laurea produsse! Altro esempio, Lacan.

Uno psicanalista semi-filosofo che poteva scrivere sentenze come questa: «Se la psicanalisi abita il linguaggio, non potrebbe senza alterarsi, misconoscerlo nel suo discorso». E’ inimmaginabile con quanto rispetto e compunzione frasi simili venivano accolte e commentate. C’è tutto un mondo che vuol considerare «cultura» solo l’oscurità e la difficoltà; che ci ha fatto entrare nell’epoca dove «cultura» è sinonimo di «noia», ma peggio, dove questa noia è rispettata in quanto «culturale».

Nei grandi giornali, le «pagine culturali» sono le pagine noiose. Alla TV, quando l’annunciatrice annuncia un «programma culturale», abbassa il tono, fa la faccia seria e appuntisce compunta le labbra come se stesse accompagnandoci a un funerale in chiesa. Tutta questa gente, che tratta la cultura come noia e funerale, ha potere oggi. Sono accademici, giornalisti, «opinion leader» di qualche tipo, oppure saltimbanchi promossi come tali dalla stampa, come Oliviero Toscani o Odifreddi.

E’ questa gente che, lo voglia o no, impedisce coi suoi trucchi, divieti e tabù lo sfrondamento necessario, la necessaria separazione dell’essenziale dal superfluo e dal ciarlatanesco, quella che schiaccia i nostri studenti svogliati sotto i tomi e le specializzazioni.

Questi studenti provano a seguire corsi che per i nomi - «Scienze politiche» o «Scienze della comunicazione» - promettono ciò di cui sentono il bisogno loro: un po’ di cultura generale, una serie di categorie e concetti per capire il mondo. Non trovano nulla, e finiscono magari nelle feste rave. O comunque, privi di riferimenti che non siano i conformismi e i luoghi comuni dominanti, da cui credono per giunta di essere liberi. Ne darò un solo esempio fra i tanti, per ragioni di spazio.

Nel mio pezzo su «Essere autentici prima di essere cristiani» (cioè: se non si è autentici umanamente, non si può nemmeno essere cristiani) citavo, come opera religiosa, il film Blade Runner.

Il lettore Mario ha scritto: «Quello che va notato a proposito di Blade Runner è che si tratta di un film tratto da un romanzo del 1968 di Philip K. Dick (1928-1982) intitolato ‘Do Androids Dream of Electric Sheep?’ vale a dire: ‘Ma gli androidi sognano pecore elettriche?’ e che il suo autore non disdegnava di ricorrere a discrete dosi di ‘acidi’, specialmente anfetamine, per eccitare l’immaginazione, causa per la quale alla fine morì. Era anche lui vittima di una moda compulsiva? Allora, dal ‘pattume’ può nascere una luce di speranza? Non ritengo che si debba tracciare un rigo sopra i ragazzi dei raduni ‘rave’». Eh no, caro Mario: non si può fare questa equazione «democratica».

Philip Dick era un rarissimo artista contemporaneo assillato dalla teologia e creatore di una teologia, il solo che abbia osato parlare dell’uomo come bisognoso d’immortalità, nel ventesimo secolo; un tormentato esploratore di luoghi in cui avanzava per primo e solo, senza vie tracciate. Uno che - come gli artisti autentici - si ammala in anticipo delle patologie del mondo umano, che le preconizza e le segnala, lanciando l’allarme. La parte essenziale e autentica dell’arte contemporanea è infatti questa: di essere un sintomo precoce.

Simili uomini sono in continuo pericolo; possono ricorrere a «conforti» chimici, nella loro solitudine profetica che li spaventa e li brucia; sono sciamani nell’epoca della secolarizzazione, profeti allucinati della rovina che attende i gaudenti e i consumisti, gli inautentici che siamo tutti. Non li si può giudicare come fai tu; soprattutto, non li si può mettere sullo stesso piano degli impasticcati alle feste «rave».

Questi possono farsi a morte di LSD, ma non riusciranno mai a scrivere «Androids». «Gli uomini non sono uguali», Mario. Ci sono uomini superiori, la cui caduta o i cui abisssi vanno guardati con l’orrore e la pietà con cui il coro greco assistè alla caduta di Edipo Re. La convenzione dell’uguaglianza ha cittadinanza solo nella democrazia politica, ma non nell’arte, nella cultura e nella profezia.

Oggi, la pretesa di estendere la «democrazia» dove non deve stare è uno dei problemi della cultura. E’ la confusione tra l’essenziale e il subordinato o il superfluo, tra il superiore e l’inferiore. Un esempio.

Giorni fa ho sentito alla radio Veltroni che parlava del suo programma: abolire leggi che ostacolano la produzione, le imprese, le opere pubbliche… Il giornalista, esponente della «cultura» vigente, lo interrompe e gli chiede: è a favore della fecondazione in vitro? O vorrebbe impedire che due genitori talassemici abbiano un figlio sano? «Per come mi pone la domanda, le dico: no», ha risposto Veltroni. Ma si capiva che era seccato.

Sono convinto che - se avesse potuto dire la verità - avrebbe detto: «Caro giornalista, la politica non si occupa di tutto. Può a malapena promettere che farà in modo che dallo studio preliminare per un’autostrada alla sua realizzazione non passino dodici anni ma solo tre, e già questo è difficile da realizzare. Si figuri se può garantire la soddisfazione di tutti i bisogni privati, la cura di tutte le infelicità personali di ciascun elettore, o men che meno il diritto alla felicità individuale di ognuno. Non confondiamo i piani: ho il massimo rispetto per le sofferenze dei genitori talassemici, ma ho
il dovere di dire che non è il mio campo. Il campo della politica è più modesto, è (al massimo) l’organizzazione dei mezzi della vita collettiva».

Perché Veltroni non ha potuto dire questa umile verità? Perché il giornalista Santalmassi gli aveva teso un tranello («Ti metto nei guai coi cattolici che militano nel tuo partito»), e se avesse risposto altrimenti avrebbe detto una cosa non progressista, non politicamente corretta, che i giornali avrebbero ripreso a suo danno.

Direte: che cosa c’entra in questo discorso sulla cultura vitale? C’entra eccome. Il giornalista ha fatto quello per cui è stato elevato a direttore: il guardiano dei «limiti del pensare» attuale; egli veglia che non si dica tutta la verità ma solo quella accettabile ai gruppi e alle lobby egemoni «culturalmente». Tutte queste lobby e gruppi che, quando si propone l’essenziale, pretendono il superfluo e il secondario; che rifiutano di dinstinguere tra priorità e no; che impediscono di sfrondare e semplificare il discorso, e di concentarsi sulle poche questioni vitali urgenti, che i mezzi limitati possono (e non è detto) risolvere.

Il «dibattito» è oggi così, nella cultura come nella politica. Scorza, e non linfa.

di maurizio blondet da www.effedieffe.com

sabato 5 aprile 2008

tirane uno anche per me!


Premettiamo subito che di Ferrara condivido quasi esclusivamente le idee antiabortistiche e che il mio candidato premier è ben altro.
Ma quello che è successo a Bologna merita ogni tipo di indignazione nei confronti della teppagna dei centri sociali.
Ferrara,nello svolgimento di un suo diritto costituzionale(ergo da difendere a tutti i costi)è stato aggredito e costretto ad allontanarsi dalla piazza,non senza essersi però levato la soddisfazione di ritornare qualche pomodoro in faccia ai cialtroni giunti a contestarlo.
Centri sociali,piaga delle città. Dove i cani del maiale capo Napoleon vengono nutriti a droghe e scagliati poi contro i nemici di chi alla democrazia crede solo con le labbra e con i pugni fa ben altro.
E chi sono i maiali che governano questa fattoria? E' facile capirlo:basta vedere chi è andato a "trattare con le forze dell'ordine": due esponenti della Sinistra Arcobaleno, il rifondarolo Valerio Monteventi e il Verde Carlos Bottòs. Chiediamo pure a loro perchè si sono fatti portavoce di questo gruppo di teppisti. Sarà un buon metodo per misurare la loro democraticità.
E il sindaco e il ministro Amato? Conniventi. Non c'è altro termine per chi permette questo attacco alla democrazia.
I manganelli della polizia vengono lucidati e risparmiati per ben altre occasioni.
Si permette addirittura che il palco venga carpito da questi subumani che,emettendo il loro fetido alito alcolico,si gloriano della loro impresa dando vita anche ad una manifestazione non autorizzata che va ad aggiungersi anche all'aggressione premeditata.
per quale motivo non si è fatta una carica? Dov'è finita la "flagranza di reato"? perchè si permette a questi cialtroni ogni cosa che contrasti con le regole democratiche?
Elettori,accendiamo il cervello.
Che si voti un partito forte e puro,che dia un attacco chiaro a questo malcostume dilagante.
I centri sociali vanno chiusi. Ferrara ha più diritto di parlare dei subumani che rappresentano il pericolosissimo braccio armato dei comunisti in italia.
Nella cabina elettorale ricordate di cosa è capace la sinistra al governo

mercoledì 2 aprile 2008

Sul maschilismo


Ho scelto di non essere femminista per essere umanista; perchè il mondo non si divide in maschi e femmine, ma in stupidi e no. Sono parole di Marjane Satrapi, scrittrice di successo iraniana.
Una frase che denuncia la situazione femminile al giorno d'oggi.
Siamo pronti a puntare il dito contro il mondo musulmano, ma non ci rendiamo conto che anche tra di noi il più ottuso machismo prende piede ed è difficile da eradicare.
Se un maschio va con molte donne è un puttaniere (ed è bene), se una donna va con molti uomini è una puttana (ed è male). Questo fulgido esempio di stupidità è una frase detta non da chissà quale becero imbecille, ma da un imbecille studente di medicina.
Sarebbe da mettersi a ridere se non fosse che non è una barzelletta.
Stentavo a credere a quello che sentivo.
Mi sono impegnato in lunghe discussioni in cui portavo avanti la teoria che il maschilismo fosse ormai un problema del passato, invece devo ricredermi. E' quanto mai attuale, metastatizzato come un cancro in tutte le classi sociali senza grosse distinzioni.
Maschilismo che non è maschilità nè tanto meno virilità. E' solo un'accozzaglia di insicurezze che mostrano un ipogonadismo morale (non infrequentemente anche fisico).
La soluzione, perfettamente mostrata dalla Satrapi, non è certo il femminismo (che è manifestazione dello stesso grado di idiozia, solo dal lato opposto) ma la ragione.
Far funzionare il cervello: un evento da sempre rivoluzionario.
Sempre più raro.

sabato 8 marzo 2008

Una mimosa

Una mimosa per quelle donne che combattono contro l'aborto. Perchè riconoscono l'immenso valore della vita umana e la difendono con coraggio.

Una mimosa per le donne vittime di violenze domestiche e non. Che possano avere il coraggio di denunciare i loro aguzzini e possano avere una vita felice.

Una mimosa per le donne vittime di discriminazioni sul lavoro. Ormai il valore professionale delle donne è stato dimostrato: negarlo è da stupidi.

Una mimosa per le donne che hanno scelto di fare il lavoro più bello e importante, quello delle mamme. Formano le fondamenta per una società sana.

Una mimosa per le donne che ricordano la morte sul posto di lavoro di quelle ragazze 100 anni fa. E non lo fanno certo gridando dentro un pub, bevendo come spugne, sparlando di uomini e mettendo banconote nelle mutande di uno spogliarellista. Che si lascino queste cose ai più squallidi tra gli uomini.


Mentre i movimenti veterofemministi cercano di riempire piazza Navona, portando avanti i loro "diritti" bagnati nel sangue del nascituro, s'alza la voce di quelle donne forti, non conformi, che difendono nel migliore dei modi il valore più grande: la Vita.

lunedì 3 marzo 2008

Un popolo finalmente liberato


Delitti orribili avvengono in Italia, sempre più spesso.
Si abbandonano bambini nei pozzi.
Si ammazzano fidanzatine dopo aver «fatto l'amore» con loro.
Si massacrano vicini che facevano rumore, per orecchi ossessi.
Mariti ammazzano a revolverate sulla pubblica via mogli da cui hanno divorziato da anni. Ragazzini picchiano altri ragazzini fino a renderli invalidi, bulletti pestano alle gambe un loro compagno perché vuol fare il ballerino, angariano maestre e professoresse.
Si falciano cinque donne ad una fermata d’autobus, percorrendo una strada pericolosa, con obbligo di 30 all’ora, a cento.
Basta un po’ di nebbia perché decine di guidatori-pecore s’infilino, a 130 all’ora, dentro un tamponamento a catena infinito: quelli che arrivano ci danno dentro, la massa di ferraglie e sangue diventa enorme, assuma la forma di strage.
Qualcosa di mostruoso avviene in Italia.

Il lato più mostruoso è la «normalità» degli assassini e degli stragisti, la loro «medietà»: piccolo-borghesi, vicini di casa, studenti modello, lavoratori con amante, genitori separati e conviventi, guidatori che accelerano nella nebbia col telefonino all'orecchio… non è uno specifico gruppo professionalmente criminale; è, apparentemente, la società italiana ad essere colta da questa indifferenza omicida.
Ma il peggio è ciò che unisce tutti questi mostri normali, il movente.
Quasi sempre si ammazza «d’impulso», per obbedienza a una voglia, a un desiderio improvviso.
Si ammazzano ostacoli momentanei al piacere cui si ritiene di aver «diritto».
Si ammazza per togliersi la soddisfazione, per odii incontrollati, per conseguire un piacere.
Anche le stragi colpose, i tamponamenti a catena o l’eccesso di velocità assassino, ha questo carattere di «spontaneità».

Si ammazza per inavvertenza, per stupidità, per non volersi concentrare in quel che si fa, con una sorta di nonchalance, delinquenziale ma «normale» e media.
Il denominatore comune è l’irresponsabilità totale.
Che è lo stato raggiunto da una società che si sente «liberata» da ogni obbligo.
Un popolo che non ha più «né Dio né padroni», e quindi si è esentato da ogni sforzo morale. Liberato dal migliorarsi, dallo studio come dalla guida attenta.
I due fratellini di Gravina saranno pur morti «per caso», caduti nel pozzo.
Ma basta vedere la faccia del loro padre, questo ignorante prepotente che ha abbandonato la moglie non più piacente per una biondazza di paese, per intuire che quello, prima che padre, è uno che «vuole vivere la sua vita» senza ostacoli.
Il «caso» mortale, in mano a un simile padre, è dietro l’angolo.
Luoghi come Gravina un tempo condannavano socialmente un simile padre che abbandonava
la moglie; oggi non più, condona.
E’ questo il problema.

La società intera condona se stessa.
Ci siamo emancipati da ogni dovere.
Ogni sforzo, intellettuale o del vivere, lo rifiutiamo: vogliamo «vivere la nostra vita», perseguire
il nostro piacere a scapito di qualunque prossimo.
Vogliamo pestare se ci va, stuprare se ci gira, abortire quando fa comodo, fare le veline anziché le infermiere, i discotecari anziché gli ingegneri.
Attenzione: non solo alcuni.
Il fenomeno è massiccio, come è di massa il nuovo senso comune: ciascuno si sente dotato dalla «democrazia» di un fantomatico «diritto al piacere».
Sottopelle, è l’intera società che pensa così: per questo è pericoloso il vicino di casa, il fidanzatino o il compagno di un’ora, il bulletto di classe, l’automobilista su strada dissestata.
Sono tutti alla caccia della loro quota-parte di godimento, e ci mettono niente ad ammazzare. L’abuso di massa delle droghe, da parte di gente che consideriamo e si considera «normale»,
lo conferma.
Il sedimento d’inciviltà invincibile, sempre presente nel fondo della società italiana, diventa più spesso e crostoso.

Attenzione, non è un fenomeno spontaneo: è il risultato di una educazione.
Tanti intendono la «democrazia» come il rifiuto di riconoscere, di principio, una qualunque autorità che ci ponga un dovere, un compito nella vita.
Per la gente, è «democratico» il politico o il giudice di manica larga, il prete progressista che condona, l’ideologo che promuove la legalizzazione dei vizii; è «autoritario» il Papa che predica invano «non uccidere».
In questa percezione della «democrazia», la vita non ha più modelli superiori, a cui i mediocri vengano invitati (o obbligati) ad adeguarsi.
Nella «democrazia», la vita non ha più doveri; è una gran serata in discoteca, con sballo finale.
La cosiddetta classe dirigente essendosi resa irresponsabile della nazione, lavandosi le mani degli oppressi e dei poveri nella società, non ha naturalmente più compiti collettivi da indicare (sarebbe «autoritarismo»).
Del resto, è ben lieta essa stessa di non aver più compiti, di delegarli alla Unione Europea o agli altri organi sovrannazionali non-eletti; è più «libera» così, non deve mantenere le promesse che fa né la parola data, non deve rischiare il successo e i soldi per fedeltà a un principio, né farsi carico del futuro del Paese.

Ovviamente, essa fa da modello: se comanda «chi non deve comandare», è suonata per tutti la campanella delle vacanze.
Siamo in vacanza da ogni serietà, non ci si richiede più applicazione né attenzione,
né concentrazione; basta coi sacrifici, è ora di divertirsi, di godersela.
Ci siamo dati l’ideologia per diventare mostri: il radicalismo permissivo, la «legalizzazione» di tutte le trasgressioni che ci possono venire in mente.
«Trasgressioni legali» sembra una contraddizione in termini, è infatti lo è: solo la stupidità imperante può conciliare le due cose, solo la convinzione profondamente cretina che gli atti compiuti non abbiano conseguenze, che la dura realtà sia al nostro servizio di ragazzini viziati.
La «democrazia» si riduce a una legalizzazione delle trasgressioni, e dunque nella dissoluzione sociale e morale.
Non si hanno più doveri nè verso il vicino, né verso il vecchio malato, né verso il giovane brillante lasciato senza lavoro, e men che meno verso l’altro automobilista da sorpassare, o la famigliola che attraversa sulle strisce.
L’ideologia è dotata del suo apparato di propaganda, il più potente strumento dis-educativo: la TV e la pubblicità.

Esse gridano ogni minuto: Soddisfa la tua sete, segui il tuo impulso!
Compra quest’auto che non puoi permetterti, ecco comode rate!
Adocchia questa bellona seminuda, puoi prenderla!
Ti si offre, versale l’amaro!
Dovunque, palpitanti puttanone-testimonial di biscotti o di reggiseni ti invitano: siamo qui per te, per il tuo piacere.
E’ il piacere cui hai diritto, finalmente alla portata di tutti, anche di cazzoni mediocri come te!
Firma le cambiali e sarò tua, Audi, BMW o puttanona.
E a chi gridano questo messaggio?
A bambini indifesi abbandonati per ore davanti al teleschermo.
Ad adulti di provincia, facili a convincere che è finalmente passata l’epoca del dovere,
delle strettezze e dei sacrifici.
E’ passata l’epoca del timor di Dio: oggi ciò che faceva orrore alle nostre nonne e ai curati di campagna è "legale", se ne ha "diritto".
Si può prendere, anzi si deve se si vuol essere qualcuno.

Liberati dalla fede in Dio, liberati da ogni senso e compito, ci sentiamo meglio.
Sono anni di vacanza.
Nessuno a cui rispondere, nessuna vocazione a cui obbedire.
E nemmeno c’è da imparare a guidare l’auto con attenzione: l’ho comprata, sto pagando le rate, dunque «ho diritto».
Passare col rosso è vietato?
Ma se hanno legalizzato l’aborto e parlano di droga legale, cadrà anche quel divieto, un divieto minore; i politici già passano col rosso, in tutti i sensi; spetta anche a noi, siamo o no
in «democrazia»?
Vergognarsi di manifestare odio ed invidia per il vicino?
Di desiderare la sua donna, i suoi abiti firmati?
Ma in TV ci sono modelli che si vantano di cose di cui dovevano, in passato, vergognarsi, e vengono proposti alla nostra adorazione!
La secolarizzazione portata alle masse, è il diritto al piacere, all’egoismo, al cieco soddisfarsi immediato.
Il diritto all’inciviltà e alla stupidità contenta di sé, paga del suo destino zoologico.

Ripeto: questa marcescenza sociale di massa è il risultato di un’educazione, tenacemente perseguita e propagandata.
Una breve spia di quanto affermo: la TV di stato manda in onda Sanremo, e poi tutti i media si lamentano, gli ascolti sono bassi.
Dunque non è vero che la TV (di Stato) dà al pubblico «ciò che il pubblico vuole».
E’ Pippo Baudo che «vuole il suo pubblico», che esige il pieno di audience, per rifilarci la pubblicità per cui riceve miliardi occulti e palesi.
E’ la TV che ci rende «pubblico» in questo senso deteriore, che ci impone cose che nemmeno vogliamo, che ce le fa ingollare per dritto e per traverso.
E’ la TV che ci vende, e per venderci meglio, ci rende più incivili, più stupidi, più proni all’omicidio d’impulso.




Maurizio Blondet da wwww.effedieffe.com

domenica 27 gennaio 2008

La giornata dell'ipocrisia


Oggi si celebra(termine adatto datosi il carattere laico-liturgico della faccenda) la "Giornata della memoria" in ricordo del genocidio dei giudei.
Notate infatti:la faccenda ha un tale lato liturgico che quasi nessuno lo chiama "genocidio". Quella strage è l'Olocausto per eccellenza.
Anzi,la Shoah. Perchè usiamo direttamente il termine ebraico.
C'è una guerra storica a proposito. ci sono negazionisti e revisionisti che si dicono pieni di prove. Ma non c'è dialogo sulla faccenda. Chi nega o revisiona in parte la storia del genocidio giudeo si guadagna la morte sociale con quella stella blu nel braccio con scritto "antisemita" e va in galera.
Attenti tutti,perchè ci si va veramente in galera. Chiedere a Irving.
E attenti anche a chiedersi troppo a proposito. Sennò si fa la fine di Faurisson(leggasi gli articoli a proposito che man mano riporto) a causa dello squadrismo giudaico.

Siamo nel medioevo. L'unica religione rimasta(la storia del massacro dei giudei) va tutelata con tutta forza nella sua versione ufficiale. Chi non lo accetta,morte sociale o galera.
Tutti siamo tenuti ad uniformarci a questo costume,tutti dobbiamo scusarci e lodare. Lodare il popolo autoadorantesi(rari sono i rabbini che credono ancora in Dio;molti credono che Dio sia il popolo ebraico stesso o sono semplicemente atei che pregano per tradizione).
Lo dobbiamo fare noi, lo deve fare persino la Chiesa.


Naturalmente il tempo fa sgualcire determinati dettagli coloriti. Ad esempio si sa ormai per certo che la storia dei bottoni o delle saponette in ebreo è un falso storico. In aggiunta si scopre che in effetti in alcuni campi c'erano realmente le fabbriche di aerei per la Luftwaffe(infatti alcuni campi furono bombardati dagli alleati e così morì Mafalda di Savoia lì internata)e che le camere a gas che ci sono non sono vere.
No,scusate,non volevo scriverlo. intendevo che i tedeschi,popolo estremamente efficiente,riuscirono,pur nella fretta di fuggire, a demolirle. Così adesso vediamo delle ricostruzioni su cui poterci commuovere.
E che dire delle società ebraiche che censiscono gli ebrei europei nel 1930 e nel 1950 e trovano addirittura più ebrei? Si saranno dimenticati il numero dell'infinito,che non è più il 3 ma il 6milioni.


Queste incresciose inesattezze potrebbero minare la fede nel genocidio. Il che è sbagliato. Quindi le nuove generazioni andranno "al catechismo". Si,perchè negli USA "storia dell'olocausto" è una materia scolastica come educazione fisica,geografia e inglese. Con tanto di voto.



Perchè questa fissazione nei dettagli? Che differenza fa se ne sono morti 6milioni,600mila o solo 6? naturalmente nessuna,parlando di esseri umani.
Sarebbe comunque infinitamente grave.
Ma non utile politicamente.
Perchè c'è uno stato in oriente che ne ha febbrile bisogno per tutelare la propria immagine di carnefice.
per questo,il giorno della memoria.
"Per non dimenticare",dicono.



e per questo è il giorno dell'ipocrisia. Perchè le vittime di ieri che oggi osanniamo sono i carnefici di oggi. E noi viviamo durante un olocausto. Un olocausto di Palestinesi,costretti alla fame e alle malattie in un lager di nome Gaza da cui cercano disperatamente di scappare in questi giorni.
L'ho definito lager? Peggio che un lager. I nazisti infatti si occupavano di cibare gli internati e non avevano la presunzione e l'arroganza di pretendere di essere lodati dalle proprie vittime. Esattamente l'opposto che a gaza dove i giudei, in barba alla convenzione di ginevra, affamano e torturano i palestinesi.



Il passato è passato,la storia si è capovolta. Mi addolora quello che è successo ieri,ma viviamo nei nostri giorni! Apriamo gli occhi di fronte all'olocausto dei nostri giorni!
Che i nostri figli non ci possano accusare! O biascicheremo anche noi,come i nostri nonni "non sapevamo...non potevamo sapere...".

mercoledì 16 gennaio 2008

Il gigante e le pulci


La protesta per la venuta del Papa all'Università è il caso della settimana.
A capeggiare la protesta 67 "manovali della scienza". Per dirla con le parole di Ortega y Gasset, "Un tipo di scienziato senza esempio nella storia: un uomo che, di tutto ciò che occorre sapere per essere una persona intelligente, conosce soltanto una scienza determinata, e anche di questa conosce bene solo la piccola parte di cui è investigatore attivo. Egli arriva a proclamare come virtù questa sua carenza d'informazione per quanto rimane fuori dall'angusto paesaggio che coltiva specificamente. Ciò nonostante ha la presunzione di parlare su ogni cosa,esprimendo idee da primitivo,da ignorantissimo".

Naturalmente i pecoroni sinistroidi alla ricerca di una laurea che probabilmente,causa "posteggio universitario" non avranno mai, pur di fare un pò di baldoria e ingraziarsi il professore sono pronti a fungere da loro braccio armato.
Chissà che sollievo per loro,probabilmente abituati a sfangare le materie con sotterfugi sodomiti.

Ma l'attuale papa è troppo pericoloso per loro. E' un intellettuale,largamente disponibile a spiegare la VERA storia di Galileo.
Potrebbe risolvere l'attuale pretestuosa discrasia tra fede e ragione.
E probabilmente non conviene a lor signori...non riuscirebbero a replicare.

E' una vergogna per il mondo laico. E' ormai chiaro che siamo in una dittatura laicista e che questa dittatura si accanisce contro la Chiesa Cattolica. Sono certissimo che le stesse reazioni non ci sarebbero state se il discorso alla Sapienza l'avesse tenuto il Dalai Lama o il rabbino Di Segni.

Ieri Giuliano Ferrara affermava di sentirsi umiliato dall'aver studiato in quell'università di asini. E di asini stiamo parlando: assistendo all'intervista di alcuni ragazzi dei collettivi ho avuto modo di notare oscuri abissi di rozzezza intellettuale, di zotici ragionamenti e scarsissime proprietà di linguaggio. Ma non voglio essere cattivo: probabilmente era l'abuso di cannabinoidi che li faceva parlare. Altra cosa che si notava facilmente era il fatto che ripetevano sempre le stesse parole: tipico esempio di chi è stato indottrinato e ripeteva a memoria la filastrocca che i moderni maiali della "fattoria degli animali" avevano loro insegnato.

Il dato di fatto è che tra 40 anni di questi 67 professori non rimarrà neanche il ricordo essendo essi insignificanti pulci nell'universo dello scibile umano; destino diverso avrà Benedetto XVI che giganteggia nel panorama culturale come straordinario teologo, filosofo e intellettuale. E per i cattolici entrerà nella storia come un grande Papa.

La grandezza del gigante sta nel dare quartiere alle pulci che gli tossiscono contro nonostante potrebbe spazzarle via con un soffio se solo lo volesse.
Il Papa non andrà alla Sapienza e probabilmente questa scelta ha evitato la possibilità di scontri (anche fisici) tra cattolici e anticattolici.

La figura del Papa ne esce innalzata. Professori e studenti dei collettivi ormai sono giù, in basso. Piccole pulci insignificanti che fanno pena quando non risultano francamente ridicole.

domenica 13 gennaio 2008

E allora che ritorni la peste!



Udite udite: l'inceneritore porta tumori. Scoperta del secolo. L'inceneritore porta tumori come le sigarette,la luce del sole,lo schistosoma,la vernice,le colle,i conservanti,il pesce affumicato,le bevande calde,etc.

Tutto accettiamo,non gli inceneritori. A prescindere dai filtri,l'inceneritore no! Nessuno vuole i tumori.
Governati da malavitosi della più stupida specie e da stolti sognatori come Pecorario Scanio(la cui fissazione è da credere che sia un ritorno nelle grotte)l'immondizia si accumula nelle strade della campania.
Che fare adesso?
Il governo si costerna,accampa scuse assurde del tipo "sono ministro da 18 mesi,troppo poco per risolvere il problema!"
Quale altra urgenza avrà turbato l'inutile ministro invertito? Forse qualche uccellino in via di estinzione?
E adesso che fa? Chiede che si aiuti Napoli! Noi,costretti dal governo infame a sorbirci emissioni per rifiuti non nostri!
Il motto è
raddoppiamo le emissioni dalle altre parti per dimezzarle a Napoli.
e così,in pieno stile italiano,le navi partono per le isole: Sardegna e Sicilia a mangiare la rumenta napoletana. Tanto risaputamente siciliani e sardi sono immuni dai tumori. Solo I napoletani vanno tutelati,come dei bambini viziati.
E tutto perchè? perchè una torma di pecorai si oppone all'apertura della discarica,con tanto di sostegno di ingegneri più accademici che pratici e politici affamati di voti napoletani.
L'inceneritore non lo vogliono. Preferiscono lo sterco degli animali misto alle montagne di immondizia accumulata per le strade. Preferiscono le malattie infettive portate dai ratti attirati dai loro rifiuti.
Saremmo veramente bambini viziati dalla storia? Pare di si.
Egoisti fino allo stremo, sognatori di un'epoca più salutare che così naturalmente non era(Italia uno dei paesi con la maggiore aspettativa di vita,fino a qualche secolo fa la vita media era almeno 20 anni in meno),capricciosi fino all'autolesionismo,così irresponsabili da non capire che ogni scelta ha un suo "contro".


La chiave potrebbe essere una esenzione fiscale per spazzatura e sanità con frequenti controlli gratuiti per i cittadini delle zone limitrofe all'inceneritore, finanche un aiuto economico per un cambio di residenza.



Ma siamo all'immobilismo ottuso. Immobilismo che tale non è,datosi che la spazzatura continua ad accumularsi e la Sicilia nel frattempo viene tramutata in scarafaggio stercoraro che farà crescere i suoi figli in mezzo alla merda napoletana.


Che Napoli e la campania tutta paghino il prezzo della loro stoltezza,non la sicilia nè la sardegna!
Se non vogliono l'inceneritore,che soffochino tra i loro rifiuti,che ritorni la peste! forse questo li farà ragionare.

martedì 8 gennaio 2008

Veperata quaestio



Che significa «Veperata quaestio»?
No, non consultate il vocabolario di latino, lasciate in pace il vecchio Calonghi-Georges.
Si tratta di un'espressione che s'è trovata scritta nella prova di una aspirante magistrata, al concorso per giudici di novembre.
Gli esaminatori ci hanno messo un po' a capire che la ragazza voleva scrivere «vexata quaestio», ma aveva equivocato il senso della «x», traducendola, com'è usa fare negli SMS, in «per».
Evidentemente aveva copiato il concetto latino da un suggerimento inviatole per cellulare, senza capirne un tubo.
Un abisso di stupidità e nullità mentale con pretese giudiziarie.
A quanto pare, in quell'abisso sono in tanti.
Per 380 posti da coprire, si sono iscritti in 43 mila laureati.
Dopo la prova scritta, solo 4 mila sono stati ammessi: il 92 per cento hanno dovuto essere scartati per errori di grammatica da ripetenti di prima elementare: «Riscuotere» con la «q» anziché la «c», «hanno» senza la «h», «è» senza accento, mancanza di punteggiatura o eccesso di punteggiatura (come Totò dettava: «Punto, due punti, punto e virgola»)
Uno ha scritto «cmq» invece di «comunque».
Uno ha citato «la corte dell'Aiax» (invece che la corte dell'Aja), un altro ha voluto citare l'aforisma latino «nulla poena sine lege» e gli è venuto fuori «nullum pene».
Un altro ha cominciato il suo tema di diritto amministrativo con la seguente frase: «Finchè la barca va».



Frase che è, in fondo, il sunto della Weltanschauung italiota, come la filosofia di Hegel si può riassumere nell'espressione «Tutto ciò che è reale è razionale».
Finchè la barca va, lasciala andare.
Alla deriva...
I suddetti strafalcioni non sono stati resi pubblici ufficialmente: sono ciò che i cronisti hanno raccolto dal gossip dei commissari del concorso, dalle loro risatine o sogghigni.
Ufficialmente, come ha detto il giudice esaminatore Matteo Frasca, non si possono riferire gli errori e le castronerie, per «privacy».
Perché no?
Anzi bisognerebbe pubblicare gli strafalcioni dei 4 mila in una pubblica bacheca, con tanto di nome e cognome dell'autore: chissà, forse solo il ritorno alla vergogna può salvarci.
Sarebbe resuscitare l'istituto dei censori romani, che potevano punire pubblicamente il cittadino venuto meno alla dignità (dignitas).



Anzi di più: il diritto romano non avrebbe ammesso un diritto alla privacy, né qualunque altro, per questo individui, avendo sancito che il primo requisito per essere soggetti di diritto è l'appartenenza alla specie umana: «Hominum causa omne jus constitutum est».
Asini ed altri bruti ne sono esclusi.
Ma capisco che è una questione discutibile: «veperata quaestio», come si dice in magistratura.
Frasca, a bocca cucita, ha ammesso però: «Se il mio maestro delle elementari avesse visto in un mio compito verbi coniugati come in certe prove che ci sono state consegnate, mi avrebbe dato una bacchettata sulle dita».
Il guaio è che i concorrenti non erano usciti dalla prima elementare: tutti erano laureati, e ben 16 mila di loro persino amministratori pubblici, avvocati, gente con dottorato di ricerca.
Ottenuti cmq.
In media avevano 30-35 anni. il che non è strano, in un paese dove si festeggia un cantante di 70 anni invece di invitarlo a riposarsi, e un senatore a vita di 82 si fa di coca come un bulletto brufoloso da discoteca.



Sicchè, nonostante i 4 mila ammessi alla prova orale (dovevano aver passato lo scritto, cmq) i 380 posti non hanno potuto essere tutti coperti.
Sono stati promossi, e diventano magistrati, solo 319, più (scrive Il Giornale) «altri tre ripescati in extremis dal ministro Clemente Mastella con un suo provvedimento».
Sono questi tre a preoccupare di più: c'è da avere i brividi ad essere giudicati da tre analfabeti, che sarebbero stati bocciati se non fossero stati promossi dal ministro, lui stesso pregiudicabile.
Che Mastella si stia crescendo una nidiata di (utili) idioti da cui poi andare a «riscuotere»?
Oltretutto, è legale?
Dov'è la fiera indipendenza della magistratura?
Qualcuno dovrebbe ricorrere alla Corte dell'Aiax.



Una sentenza dell'Aiax (fosse pure l'omonima squadra di calcio) già basterebbe a giudicare l'ultima trovata di Prodi per l'emergenza monnezza: ha mandato l'esercito a raccoglierla, e la monnezza medesima sarà ospitata in installazioni militari, che diverranno discariche permanenti.
Si poteva escogitare un utilizzo alquanto più aderente alla vocazione delle nostre forze armate?
Sì, Napoli ha, o almeno paga, 20 mila netturbini a ruolo, ossia 25 per ogni addetto milanese.
Perché non obbligare questi ventimila, una volta tanto, a fare il lavoro per cui sono stipendiati?
I soldati potrebbero essere utilizzati non già per raccogliere loro la sporcizia, ma per sorvegliare questi lavoratori durante il lavoro: s'intende con il fucile mitragliatore spianato, e con le regole d'ingaggio adeguate a zona d'operazione nei confronti di «enemy combatants».
Sparare a vista su chi sfugge.



Già sento le proteste dell'umanitarismo laico e cattolico, e mi rendo conto di aver sollevato un'altra «veperata quaestio».
Ma invito lorsignori a considerare che la situazione di Napoli non è più tale, da poter essere sanata con le leggi ordinarie, e nemmeno con il diritto penale di pace.
Me l'ha detto uno che è stato a Pianura, dove la società civile protesta contro la discarica: in mezzo a quella società civile ci sono ceffi di cui anche la Polizia ha paura.
Camorristi ben noti e conosciuti, che guidano la protesta e la violenza, e non hanno (loro) paura di nulla, anzi palesemente arroganti e impuniti.
La Polizia non può farci nulla, perché se risponde con le armi finisce in giudizio, sotto quei tali magistrati del «finchè la barca va».



Considerino lorsignori: in quale altro Stato è la delinquenza organizzata a far paura alle forze dell'ordine, anziché il contrario?
Forse in Colombia e nell''Iraq oggi finalmente democratico, cmq non in Europa.
Quando tale situazione si produce, si deve sospendere il diritto e le sue garanzie e lungaggini, e introdurre lo stato d'eccezione: legge marziale, rastrellamenti con autoblindo casa per casa, processi sommari, impiccagioni ai pali della luce dei sospetti (se viene colpito qualche innocente, Dio sceglierà i suoi).
In un territorio controllato da una criminalità simile in tal modo totale, deve sì entrare l'esercito, ma non come netturbino.
Come in zona di guerra.



Orrore, orrore, direte voi.
Ma vi invito a considerare che in Campania ci sono cittadini onesti, tenuti ostaggio della camorra. Forse è perfino una maggioranza di nostri concittadini, che vorrebbero ribellarsi a quel potere, ma ne hanno fisicamente paura.
E perciò ne subiscono le «vexationes» (o «veperationes») senza reagire.
Quando dei cittadini sono stati assoggettati a un potere oppressivo e violento, il nostro dovere patrio è di andarli a liberare.
Manu militari.
Con l'esercito in armi e il caricatore innestato.
Bisogna ristabilire l'ordine.
Il che significa che la gente debba ricominciare a temere più la forza pubblica che la forza privata dei criminali.
E quale pedagogia migliore che alcune impiccagioni ai lampioni di individui già noti alla polizia ma fino ad oggi intoccabili?
Avanzo questa proposta con tanta più serenità, in quanto sicuro che non sarà mai nemmeno lontanamente presa in considerazione.



Bassolino ha detto che lui non si dimette: «Se questo risolvesse la situazione lo farei subito».
Veramente, gli si chiede di dimettersi per quel che già ha fatto in 14 anni, ma che volete?
E la logica del diritto italiota è sempre saldo, nei suoi principii altamente umanitari.
Esso comincia dal disprezzo della logica formale, ed è ovvio che sbocchi nel disprezzo della giustizia, e dell'altrui intelligenza.
Infatti, fate un esperimento mentale: immaginate per un attimo che Bassolino sia un governatore berlusconiano.
Quante centinaia di inchieste giudiziarie sarebbero già state aperte contro di lui dai coraggiosi magistrati?
Ma essendo di «sinistra» (cioè del blocco sociale di cui la magistratura fa parte) nulla o quasi.
Qualche giudice che ci ha provato è stato trasferito.
Qualche giudice che aveva scoperto «strutture pubbliche create apposta per portare denaro alla criminalità».
E l'aveva scritto così, nero su bianco.
Virgola, punto e punto-e-virgola.



E allora teniamoci tutti.
I promossi al concorso della magistratura perché hanno imparato a scrivere «cuore» senza la «q»,
a parte quei tre fatti promuovere da Mastella per ragioni di contiguità e concorso esterno.
Teniamoci Bassolino.
Teniamoci Prodi che umilia i soldati anziché i camorristi.
E cerchiamo di vedere il lato allegro della cosa.
Prodi ha mandato i soldati a sgomberare i portoni delle scuole, perché i giovinetti campani già contavano di stare a casa, e i direttori di chiudere le classi con la scusa dell'emergenza-monezza: ragioni sanitarie, dicono, come se respirare la monnezza a squola fosse più pericoloso che respirarla in strada.
Così, i ragazzi dovranno cmq frequentare: poco male, anche andando alla scuola italiota non potranno diventare più ignoranti di quanto sono già i laureati in legge, magari imparano un po' di bullismo che è utile nella vita, a Napoli specialmente.



Altri fatto positivo: in questi giorni la camorra, dice La Stampa, paga i bambini rom perchè brucino i copertoni ed altra monnezza, 50 euro a falò.
Largo ai giovani, finalmente!
E ai rom un lavoro infine socialmente utile.
E in questo roseo clima, salutiamo la mancata magistrata che ha scritto «veperata quaestio»:
si ripresenti al prossimo concorso, signorina, e i giudici saranno lieti di accoglierla nella loro casta.
Non solo come praticante, ma come fondatrice del nuovo diritto («jus novum») di cui già si vedono gli splendidi frutti.



Per esempio: fin dall'età repubblicana, Roma («jus vetus») vietava di presentare alle assemblee proposte di legge contenenti disposizioni eterogene («leges saturae»).
Oggi, abbiamo visto due esempi di «lex satura» recentissimi: il decreto sulle espulsioni in cui è stato inserito alla chetichella il delitto di «omofobia», e l'ultima finanziaria, composta di oltre mille commi dove tutto è regolato nei minimi particolari, fino il turismo per anziani in bassa stagione.
Si avanza a gran passi verso la legislazione totale: una unica legge di trenta o quaranta milioni di commi, che vieterà ogni azione normale e depenalizzerà ogni atto perverso, delinquenziale o semplicemente cretino.
Questa legge unica brillerà nei secoli come brillà la compilazione di Giustiniano, le «Institutiones Justiniani».
Saranno chiamate, probabilmente, «Veperationes Viskianae», ossia «vessazioni di Visco».

Maurizio Blondet




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domenica 6 gennaio 2008

Sulla globalizzazione


Viviamo nell’era della globalizzazione e del consumismo.
Non lo dico io, ma è noto a tutti che le grandi multinazionali e le grandi banche di investimento hanno lottato e vinto una guerra iniziata almeno un secolo fa col fine preciso di imporre al mondo intero un’egemonia di mercato con lo solo scopo di arrichirsi sempre di più e di poter spostare le proprie industrie in quei luoghi del terzo mondo dove abbonda la mano d’opera a prezzi bassissimi,coprendo i propri interessi economici con la maschera ormai consumata e lacera dell’amore per il prossimo sofferente.
Più che inutile è impossibile citare i nomi delle migliaia di campagne di solidarietà e sostegno al terzo mondo che ogni singola multinazionale ha avviato con lo scopo di ricevere fondi e esportare i propri prodotti in tutto il mondo.
Tutti conoscono poi l’accozzaglia di maiali che si cela dietro il nome di “no-global”.
Ovviamente mi riferisco a tutti quei gruppi anarchici e comunisti che hanno distrutto Genova e varie metropoli del mondo con la loro “lotta ai Mc Donald”.
Alcuni di loro però,come molti sanno,hanno alle spalle paparini mammine e zietti molto addentro ai consigli di amministrazione se non addirittura proprietari delle multinazionali che combattono.
Un po’ come il nostro presidente della Camera (comunista a modo suo)che con una mano fa il pugno chiuso,con la bocca minaccia il governo di cui fa parte perché troppo poco attento ai pensionati e ai lavoratori proletari ma che con l’altra tiene stretta la spalliera della poltrona tanto comoda e bella di Presidente.
Ci saranno tra questi certamente coloro che in buona fede combattono il sistema,ma ho sempre pensato alla favola del corvo che si voleva trasformare in pavone quando sento di questi individui.
Attenzione però,non voglio che si pensi che io sia a favore della globalizzazione, al contrario.
Io mi sento no-global.
Ma non sono di quelli che rompono la vetrina del Mc Donald o che non bevono la coca cola e che in questo maniera si sentono di aver recato danni alla globalizzazione.
Anzi mi sentirei davvero stupido nel credere di fermare una multinazionale o almeno di danneggiarla distruggendo una vetrina di una delle milioni di filiali che ha nel mondo.
Vi faccio un esempio,è come se uno si trovasse sull’Everest e pensasse di frantumarlo mettendo una bomba carta sulla cima. E’ da idioti.

Uno che veramente voglia combattere la globalizzazione nel proprio piccolo dovrebbe vivere nella modestia e nella sobrietà.
Riporto le parole del Papa Benedetto XVI che proprio oggi ha detto:"non si può dire che la globalizzazione è sinonimo di ordine mondiale, tutt'altro". "Moderazione" e "vita sobria" non sono solo "una regola ascetica" ma anche "una via di salvezza per l'umanità": "é ormai evidente- che soltanto adottando uno stile di vita sobrio, accompagnato dal serio impegno per un'equa distribuzione delle ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e sostenibile". "Per questo c'é bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e possiedano perciò molto coraggio". "C'é bisogno di una speranza più grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti".

E soprattutto preferire alle importazioni straniere i prodotti Italiani. Ma questo è un altro discorso.


Leonardo Zappalà

giovedì 27 dicembre 2007

"La destra" a favore della riapertura delle case chiuse




ROMA, 10 DIC - ”Basta con le ipocrisie sulla prostituzione e con il ridicolo provvedimento che il Governo sta per varare: La Destra si battera’ per la riapertura e la legalizzazione delle case chiuse in funzione anche di un argine contro la delinquenza e per una sempre piu’ necessaria tutela della salute”. Lo afferma la portavoce de La Destra Daniela Santanche’. La parlamentare annuncia quindi per giovedi’ prossimo una conferenza stampa sull’argomento assieme al segretario nazionale, Francesco Storace, ed al presidente del partito, Teodoro Buontempo, che ha gia’ presentato un disegno di legge sulla prostituzione. ”E’ ora di calare la maschera e guardare in faccia la realta’: il provvedimento che il Governo rinvia di settimana in settimana - afferma ancora Santanche’ - e’ solo un modo per tapparsi gli occhi e non risolvere il problema. Noi di La Destra porteremo l’argomento su tutte le piazze d’Italia e mobiliteremo i nostri militanti per una raccolta di firme. La gente infatti non ne puo’ piu’ di vedere su tutte le strade italiane questo vergognoso e insano mercimonio”.


L'argomento è molto complesso.
Personalmente sarei contro la riapertura delle case chiuse per una questione di natura etica. Il mercimonio del proprio corpo lede la dignità sia della prostituta che del "cliente".

Resta però da considerare il fatto che ci troviamo in una società totalmente inefficiente dal punto di vista dei controlli,ergo potrebbe essere ammessa la riapertura, qualora venissero assicurati i seguenti criteri:

1)NESSUN OBBLIGO: considerare la prostituzione come lavoro non deve significare un obbligo per le ragazze di accettarlo qualora siano in cassa integrazione. La legge prevede l'impossibilità a rifiutare 2 lavori pena l'esclusione dalla cassa integrazione. Bene, la proposta di lavorare come prostituta non deve essere considerata in questi termini.

2)TASSAZIONE AL 70%
: essendo un "bene di lusso" e totalmente superfluo,possiamo infierire con una tassazione predatoria

3)LOCALIZZAZIONE DELLE CASE CHIUSE NELLE PERIFERIE: che non succeda che con esse vengano insozzati i centri storici

4)ESENZIONE TOTALE ICI E SPAZZATURA PER I PROPRIETARI DI CASA IN QUARTIERI DOVE SONO PRESENTI CASE CHIUSE: questo naturalmente considerando che la loro casa perde di valore,nelle vicinanze di luoghi di prostituzione.

5)LOTTA FEROCE ALLA PROSTITUZIONE CLANDESTINA: essendo in numero minore,sarà più facile condurla con pene severissime

6)CONTROLLI MEDICI OBBLIGATORI E OBBLIGO DI PRESERVATIVO: per la prostituzione si deve assicurare la totale mancanza di malattie sessualmente trasmissibili. malattie che negli ultmi anni hanno avuto un'impennata epidemiologica proprio per questo motivo.

7)INSTAURAZIONE DI REGISTRI DI PROSTITUZIONE:dove vengono registrati tutti i dati anagrafici di prostitute e clienti,obbligandoli ad effettuare frequenti esami del sangue,ginecologici e urologici prima di qualunque rapporto.

mercoledì 26 dicembre 2007

Premio Darwin


Fra le scarse notizie di questi giorni, abbiamo tutti visto questa: un padre separato, a Piacenza, ottiene che le sia affidata la figlia di cinque anni per Natale.
E' probabile che abbia voluto fortemente e attivamente avere sua figlia a casa strappandola alla ex-moglie, è suo «diritto».
Questo padre amorevole e sollecito che fa?
La vigilia di Natale, abbandona la bambina piccolissima a casa - tanto dorme - e va a passare la notte con amici.
Alle 5 del mattino la povera bambina si sveglia, sola in una casa che forse non conosce.
Il padre non c'è (era un suo «diritto», passare tutta intera la notte fuori).
Spaventata, è andata alla finestra, forse nel tentativo di scappare di casa.
E' precipitata giù; solo una sollecita magnolia ha attutito la caduta che poteva essere mortale
(i vegetali sono più attenti dei padri, di questi tempi).
Con grave trauma cranico, la bambina è ricoverata a Parma.

Il padre tornato dalla bisboccia viene denunciato per abbandono di minore.
Probabilmente, il brav'uomo si dispera.
«Per rimorso», dicono le cronache, tenta di uccidersi.
Buttandosi anche lui dal balcone?
No, troppo semplice.
L'uomo sigilla le finestre del suo appartamento e apre il gas, sperando di morire respirando metano. Passa del tempo, il metano non è così tossico come crede il papà piacentino.
Probabilmente si accende una sigaretta, chissà.
Tutto esplode, ovviamente.
L'uomo è ricoverato con gravissime ustioni.
Non solo il suo appartamento è squarciato, ma l'immobile stesso è pericolante.
Nella casa del papà sono state trovate piccole dosi di coca e di ero: un «diritto» per uso personale. Un «diritto» che spiega l'abbandono della bambina per le uscite notturne con gli «amici» e tutto il resto.



Nel web americano circolava mesi fa un sarcastico «Premio Darwin», dove fatti come questi venivano ironicamente premiati come prove che i loro protagonisti erano palesemente «inadatti alla lotta per l'esistenza» nel mondo d'oggi.
Il sarcasmo è fuori luogo.
C'è invece lo sgomento, l'esasperata domanda: come un individuo del genere, così palesemente inadatto alla vita, così irresponsabile e totalmente imprevidente, così egocentricamente infantile, per giunta ignorante delle leggi basilari della fisica dei gas, abbia potuto sopravvivere fino ai 40 anni nel mondo complesso del ventunesimo secolo.
E non solo sopravvivere, ma avere un appartamentino e certamente un lavoro.
Come ha potuto?



In altri tempi, un essere così sprovveduto avrebbe mendicato davanti alle chiese e vissuto sotto i ponti.
Non avrebbe avuto soldi per coca ed eroina, e nemmeno per un fiasco di vino.
Forse questa è una tragedia dell'eccesso di «diritti» illuministi.
Forse è la bambagia di «diritti» che ci avvolge - apice della civiltà occidentale, prodotto delle sicurezze sociali moderne - ad allevare esseri così mentalmente informi, così privi di senso del dovere e così schiavi dei loro primi impulsi.
L'apice della civiltà occidentale produce esseri primordiali cresciuti nella coscienza acuta dei loro «diritti» e che non si ritengono obbligati ad alcuna responsabilità.
Sarebbe la prova che la civiltà illuminista e secolarizzata, «progressista» per definizione, non è capace di trasmettere il progresso: sforna neanderthaliani ancor più elementari di quelli paleolitici, che almeno conoscevano le durezze della vita (e vivevano in media 45 anni).
Nessuna ironia.
Solo sgomento e sconforto: quanti sono così, quanti di questi darwiniani inadatti all'esistenza circolano fra noi, forniti di tutti i diritti e i documenti a posto, come fossero cittadini?
Queste anime informi sono palesemente pericolose per gli altri.



Tra le poche notizie dei giorni natalizi, risaltano delitti assurdi compiuti per «obbedienza al primo impulso» da questi neanderthaliani.
Un marito separato vuol passare il Natale con l'ex moglie e i tre figli, litiga con lei (come sempre); la donna chiama in soccorso per telefono il padre, che arriva con il cognato.
Il separato spara, uccide la moglie, uccide il suocero, si suicida.
Per fortuna i figli, visto l'inizio del litigio, erano andati via di casa, sennò avrebbe ammazzato anche loro.
I motivi dell'alterco erano, ci si dice, «futili».
Il primo impulso ha vinto, come vuole la pubblicità.
Per primo impulso un falegname, descritto come gran lavoratore, sequestra una quarantenne per chiedere il riscatto, ma non sapendo come fare la ammazza immediatamente (più comodo, meno responsabilità) e la fa a pezzi.
Per obbedire al suo primo impulso, al suo «diritto» di vivere la sua vita, l'ennesimo ubriaco alla guida ha annichilito una famiglia intera, massacrato un padre, una madre e una delle due figlie, l'altra di 11 anni è in pericolo di vita.
E' accaduto nella Bergamasca.
Illeso invece il conducente pluri-omicida (le leggi del darwinismo non funzionano sempre). Trattasi di un individuo di 32 anni, alla guida di un SUV.
E' stato denunciato a piede libero, come suo «diritto».



Naturalmente c'è Satana ad animare queste entità sub-umane, elementari, che credono di «vivere la propria vita» e invece sono vissuti da qualcun altro.
Attraverso di loro il demonio è riuscito a lordare di sangue e follia la Natività, anche quest'anno.
Perché non è vero che la stoltezza rende innocenti.
Un vecchio proverbio diceva: «Lo stupido è la cavalcatura del demonio».
E' un detto medievale, tempo di minori «diritti», e di maggior sapienza, civiltà e giustizia.

Maurizio Blondet




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lunedì 24 dicembre 2007

L'importanza dell'informazione


Leggete l’articolo pubblicato da Informazione Corretta
E notate la frase “Chi vuole conoscere la realtà cristiana nei territori palestinesi, eviti per informarsi l'edizione di oggi , 23/12/2007,di AVVENIRE, il quotidiano della CEI. “
E la frase “Chi vuole sapere come vanno veramente le cose si legga il pezzo di ieri di Fiamma Nirenstein, pubblicato ieri su IC.”

Quindi per capire la realtà,chiunque voglia sapere deve “evitare” certi articoli e certe fonti perché sono false?
“La verità è solo quella che diciamo noi.”
Questo è quello che leggendo mi è venuto in mente.
Sarà per questo che non vogliono che si revisioni un certo periodo storico?
Ma il consiglio di evitare di leggere qualcosa e l’affermare che chi voglia sapere veramente debba concentrarsi solo su una fonte sembra molto poco democratico e di sicuro poco intelligente.
Provate a pensare cosa sarebbe oggi la nostra vita se non ci fossero stati i curiosi,coloro che dubitando delle “versioni ufficiali” e volendo sempre più conoscere sperimentavano e confrontavano le cose vecchie con le nuove?
Saremmo probabilmente ancora dentro le caverne a mangiare carne cruda.
“So di non sapere”.
Questo è un vero consiglio. Questo l’imperativo categorico che,secondo me, tutti dovremmo seguire.
E continuare a interrogarci, a sperimentare cose nuove, a leggere e ascoltare chiunque;gli amici ma soprattutto i nemici per renderci conto delle idee che gli altri hanno di noi e delle nostre idee e confrontarle.
“Ascolta anche i noiosi e gli ignoranti,poiché tutti hanno qualcosa da insegnarti”.”Sii sempre curioso”.
Le parole di un vecchio,mio compaesano,che all’età di 80 anni e avendo frequentato solo la prima elementare a me sembra molto più intelligente dell’intellettuale che ha scritto il summenzionato articolo.
La curiosità è madre del sapere. Non la censura né l’isolamento intellettuale.

Secondo un mio amico il paradiso è un luogo dove potremo soddisfare la nostra sete di conoscenza.
Sono pienamente d’accordo con lui, e credo che sulla terra ci siano persone che vogliono farci morire di sete.


Leonardo Zappalà

martedì 18 dicembre 2007

America: paese dei liberi

Invito nuovamente i lettori a visionare questo video

Preambolo della Costituzione degli Stati Uniti D’America
SEPTEMBER 17, 1787
We the People of the United States, in Order to form a more perfect Union, establish Justice, insure domestic Tranquility, provide for the common defence, promote the general Welfare, and secure the Blessings of Liberty to ourselves and our Posterity, do ordain and establish this Constitution for the United States of America
Noi, popolo degli Stati Uniti, allo scopo di perfezionare ulteriormente la nostra Unione, di garantire la giustizia, di assicurare la tranquillità all'interno, di provvedere alla comune difesa, di promuovere il benessere generale e di salvaguardare per noi stessi e per i nostri posteri il dono della libertà, decretiamo e stabiliamo questa Costituzione degli Stati Uniti d'America.

E’ impressionante come molti di voi credano ancora alle belle parole di libertà e di concetto di democrazia che gli U.S.A vogliano esportare nel mondo.
Quello che vedete nel video non è un pochino,(ma solo un pochino eh?),ANTICOSTITUZIONALE?
E poi dicono che sotto la dittatura fascista non c’era libertà di pensiero in Italia?
Sì, sarà pur vero, ma almeno i cittadini Italiani sapevano di essere sotto dittatura!
Il ragazzo del video però non è italiano e non sta rivolgendo le sue domande a Benito Mussolini!
Se è questo il modello di Democrazia che lo Zio Sam vuole esportare spero che in Italia arrivi il più tardi possibile….o è gia arrivato?


La risposta la ignoro…….

P.S.:Non so perché ma penso sempre al 25 Aprile quando vedo Uncle Sam.

Leonardo Zappalà

sabato 15 dicembre 2007

Un popolo di mantenuti

Vi invito a guardare questo video.

Vi invito a riflettere sulle parole pronunciate dal bravissimo comico nei panni di un ”onorevole” calabrese; a considerare se questo pezzo di grande comicità sia solo una invenzione o invece una denuncia di ciò che realmente succede in Italia ogni nanosecondo!
In tutti i campi dall’università ai cantieri, dalle poste agli ospedali,dalle case popolari agli uffici di collocamento,dalle banche all’anagrafe.……insomma nella vita sociale di tutta Italia questo è ciò che succede: va avanti chi ha Amicizie, chi ha la Spinta, la Pedata, l’amico o l’amico degli amici.
E il merito? La bravura? I sacrifici personali? Le privazioni dei genitori non proprio benestanti per dare ai propri figli ciò che non hanno avuto loro?
Non servono a nulla!
Sappiatevi vendere!Questo è ciò che ci dicono i politici.
Tutti, indistintamente da destra a sinistra,promettono, giurano e spergiurano di fare questo, di darci quello, di portare l’Italia qui o lì, ma ciò che vogliono è solo assicurare alle proprie enormi chiappe le morbide stoffe delle poltrone dei vari ministeri, dei vari assessorati, dei vari consigli regionali, provinciali, comunali, assicurare alla loro viziata e inetta prole le calde stanze degli appartamenti nelle zone più in delle città italiane, assicurare ai miopi occhi di mogli e amanti i costosissimi posti in prima fila nei teatri…
E una volta passate le elezioni nulla
E la colpa di tutto ciò è nostra.
Del popolo italiano. Che non cinge più la testa con l’elmo di Scipio,ma i fianchi con un’ottima marca di lingerie per attirare e sedurre al meglio i politici di turno e permettere loro di continuare a violentare non solo il corpo ma anche la mente propri e dei propri figli, per rimediare le briciole cadute dall’enorme tavola dove continuano a ingozzarsi.
Siamo un popolo di mantenuti.

Leonardo Zappalà

giovedì 13 dicembre 2007

Buoni medici

Una volta tanto non sarà un articolo di denuncia, non griderò a scandali e non alzerò la voce.
In un momento in cui fa scoop parlare di malasanità, io voglio proporre grandi esempi.
Oggi la dott.sa R. del Campus Biomedico di Roma ha compiuto un grande gesto di cui sono stato testimone.
La paziente è estremamente grave. Lei ha spiegato tutto al figlio, ha parlato con dolcezza anche alla paziente, senza tralasciare gli elementi di speranza, ed ha rimborsato di tasca sua la spesa di un farmaco che la paziente aveva comprato per la terapia di cui, purtroppo, non ha più bisogno.
La dott.sa R. ha fatto più di quello che gli chiedeva il codice di deontologia.
La paziente non sarà mai cosciente del grande gesto della dottoressa, ma con questa testimonianza voglio che per un attimo le luci della ribalta vadano sui grandi eroi che ogni giorno, in silenzio, compiono gesti ammirabili.

sabato 24 novembre 2007

Lo zingaro modello

Avevo già parlato di questo zingaro. Marco Ahmetovic, lo stragista che ubriaco investì i 4 ragazzi. Avevo già parlato di quanto è stata ridicola la magistratura che l'ha punito a soli 6 anni e mezzo di reclusione. Forse avevo anche parlato del fatto che lo zingaro sta scontando la pena come arresti domiciliari in un residence di S. Benedetto del Tronto. E avevo pure accennato al fatto che l'assassino ha scritto un libro che sta procurando cifre a 5 zeri: "Anch'io sono un essere umano" (potremmo discuterne).

Quando cominciavo a pensare che avevamo raggiunto il fondo, ecco che abbiamo cominciato a scavare. Il subumano infatti si prepara a diventare il testimonial di una linea di jeans (Romjeans). Sui modelli femminili ci saranno stampati pistole e coltelli, su quelli maschili altri simboli ROM. Per intraprendere la nuova attività, Ahmetovic ha firmato un contratto che gli garantirà 30 mila euro. Un'altra azienda, di occhiali, l'ha già contatto per girare alcuni spot: naturalmente, onde assolvere i nuovi impegni pubblicitari chiederà al Tribunale il permesso di lasciare per un giorno gli arresti domiciliari. Come se fosse in un albergo.

Siamo dunque giunti alla fine. Abbiamo toccato il fondo. Impunità e premi per chi uccide, rabbia e dolore per le vittime.
La cosa che intristisce di più è pensare che se ci sono degli squali che vogliono lucrare su una tragedia del genere, è anche vero che lo fanno perchè c'è un popolino intellettivamente e moralmente inferiore, ineducato ai valori civili che comprerebbe quegli stracci.
Lo farebbe per quella voglia di stupire, senza pensare alle conseguenze. E questo perchè non è capace di riflettere. Questo popolino non ha costruito quella sensibilità che solo la cultura può dare. E ce ne vuole, se pensiamo che siamo italiani e che fin da piccoli cresciamo con Omero, Virgilio, Dante e Leopardi.
Ma non importa. E' il tempo dei nuovi barbari, feccia che vive per sbronzarsi e dare sfogo alla loro lussuria, senza freni e senza pace.

Mi auguro che la magistratura cominci a capire che Caino deve prendere qualche calcio nello stomaco perchè sennò di Abele ne resteranno pochi. Si potrebbe cominciare con pene più pesanti e sarei anche felice di vedere Ahmetovic in un carcere vero senza isolamento ed insieme a tutti gli altri detenuti.
Un ultimo pensiero ai familiari di Danilo Traini, Eleonora Allevi, Davide Corradetti e Alex Luciani. Che abbiano la forza di non cedere alla rabbia.
Cosciente ormai del fatto che tollerare ulteriormente certe ingiustizie prende il profilo dell'umiliazione.

venerdì 9 novembre 2007

Riconoscere il nemico

Era necessario aspettare qualche giorno. Tempo per sbollire la rabbia, tempo per pensare e ragionare, tempo per evitare di dire o scrivere cose di cui avrei potuto pentirmi.
Prendiamo spunto dai manifesti dei militanti di Noua Dreapta per parlare di zingari e rumeni.
La politica radical-comunista ci vorrebbe far credere che siano la stessa cosa costringendoci ad accogliere la peggiore feccia che l'Europa possa vomitarci addosso.
I rumeni sono solo sfortunati: fanno la fame nella loro terra e quindi sono costretti ad abbandonarla. Arrivano in Italia, trovano un lavoro (spesso sottopagato) e si integrano. Vivono col sogno -spesso realizzato- di mettere da parte abbastanza denaro per tornare a vivere nella terra natìa.
Gli zingari sono molto diversi. Tutto deriva dal fatto che i ROM considerano il lavoro un'umiliazione. Senza il lavoro non può esserci integrazione. E loro come vivono se non lavorano? i bambini borseggiano ed accattonano, le donne battono e gli uomini rapinano o compiono le violenze più turpi.
Ma il problema è molto più grave. Il loro egoismo ed il basso valore che danno alla vita umana li rende una razza sanguinaria come la nostra cultura non può concepire. Vendono i loro bambini, ne rapiscono altri, non si fanno scrupolo di drogarli per suscitare la compassione di coloro a cui chiedono l'elemosina. Un tempo un ladro minacciava "o la borsa o la vita". Non è così per gli zingari: loro uccidono per rubare più agevolmente.
C'è voluta una donna rapinata, violentata, torturata ed infine buttata in un dirupo per fare aprire gli occhi a questo governo.
Veltroni, signore indiscusso del PD, adesso li condanna, ma è stato lui a permettere 168 campi nomadi a Roma durante la sua scellerata amministrazione. E campi nomadi significano acqua ed energia elettrica a spese dei contribuenti, insieme ad assistenza sanitaria e tanto altro.
Parassiti mortali, attirati nel nostro Paese da una giustizia inefficiente che tutela gli aguzzini e mortifica le vittime.
E come ciliegina sulla torta, mentre scrivo RAI e Mediaset si stanno giocando a colpi di milioni i diritti televisivi per la presentazione del libro "io ROM" che ha già fruttato 200000 euro allo zingaro stragista suo autore.

Il popolo non riesce più a tollerare queste ingiustizie e l'ira culmina con gli atti che sono avvenuti sulla Casilina. Da condannare sicuramente, ma è così che reagisce il popolo furioso. Lo stato prenda provvedimenti perchè il coperchio traballa ed il calderone potrebbe esplodere.

giovedì 8 novembre 2007

Attenti al cinema

Vorrei porre all’attenzione di quanti leggono questo blog il pericolo che corriamo nell’assistere alle enormi stronzate che sforna Hollywood chiamandoli film.
In maniera particolare dobbiamo stare attenti a documentarci molto bene prima di assistere ad una di queste orrende creazioni cinematografiche.
Il film “pathfinder” è un emblematico esempio di come si possa camuffare la realtà,la storia e di come possano darsi messaggi sbagliati.
La trama è abbastanza semplice e narra di un bambino vichingo che viene cresciuto da una tribù di pellerossa, dopo che la nave si cui si trovava fa naufragio sulle coste del nord america.
Forse non tutti conoscono la tesi secondo cui i vichinghi siano stati i primi ad approdare in america all’incirca 500 anni prima di Cristoforo Colombo.
Secondo una saga, Leif Eriksson, figlio di Erik il rosso,che avrebbe scoperto e colonizzato la Groenlandia, sarebbe approdato sulle coste del Labrador in Canada e successivamente nell’odierno New England(che i vichinghi avrebbero chiamato Vinland, terra del vino,da cui si intuisce che il clima doveva essere tanto mite da permettere la coltivazione delle viti) e qui avrebbe addirittura costruito un insediamento che successivamente sarebbe stato abbandonato a causa di furenti scontri con un tribù locale, gli “skraelingar”, che in base alle descrizioni, forniteci sempre dalla saga, sarebbero gli antenati dei pellerossa che tutti conosciamo.
Addirittura esiste anche una cartina del Vinland che poi si è scoperta essere un falso ad opera di un gesuita austriaco. Ci sono però tesi discordanti su questa.
Ma per tornare al nostro film,gli autori e il regista hanno ritratto i vichinghi come feroci e sanguinari guerrieri dediti alle razzie e alla distruzione solo per il puro piacere di farlo, come un popolo brutale anche nell’educazione dei bambini e fin qui le cose potrebbero sembrare non molto lontane dalla verità. Si sa infatti che proprio i vichinghi l’8 giugno del 793 hanno assalito e trucidato i monaci dell’abbazia di Lindisfarne:un’isola al largo della Scozia nord-orientale per spogliarli dei preziosi oggetti d’oro che in essa erano custoditi.
Si deve però fare attenzione al messaggio che gli autori vogliono inviarci.
Il giovane vichingo ormai diventato un pellerossa a tutti gli affetti si scontrerà con una nuova banda di vichinghi e proprio nell’ultime scene del film quando un guerriero vichingo gli chiederà come può un uomo schierarsi contro la propria gente,risponderà che la sua gente erano i pellerossa.
A mio parere questo è un messaggio molto diseducativo per noi giovani menti non più abituate alla critica e al discernimento tra realtà e finzione e soprattutto tra verità e menzogna.
Non è giusto promuovere, a mio avviso, l’idea secondo cui dobbiamo considerare la nostra gente solo quella che ci permettere di vivere e crescere e che ci da i mezzi di sostentamento e dimenticare le nostre origini e tradizioni.
Sembrerebbe essere il mio, lo sproloquio di un pazzo ma il lettore attento si accorgerà che il comportamento del giovane vichingo del film è esattamente ciò che gli europei, e più in particolare gli italiani, figli dell’8 settembre 1943, hanno fatto e continuano a fare nei confronti degli Americani.

Li hanno eletti “liberatori”,”benefattori” e “esportatori di democrazia” dimenticando le proprie origini italiane-europee-latine, hanno dimenticato cosa siano le nostre tradizioni importando usi e costumi ,lingua e “tradizioni” di un popolo che non può nemmeno definirsi tale, nato da un’accozzaglia di puritani di ogni nazionalità. Che ha pesanti influssi della “cultura negra” e soprattutto schiavo dell’ odierno e superpotente ebraismo.
Pensate a quanti giovani abbiano “festeggiato” la notte di halloween e l’indomani abbiano dormito invece di rendere omaggio ai defunti.
Hanno sostituito un rito antichissimo,una tradizione con una festa pagana importata da oltre oceano!!!Perchè è molto più piacevole ballare,sbronzarsi e drogarsi che andare a Messa e poi al Cimitero!!!
Dobbiamo prima di assistere a un film del genere studiare e conoscere a fondo la storia del grande popolo dei Vichinghi, i cui discendenti dominarono l’Europa per diversi secoli,che da feroci guerrieri si convertirono al Cristianesimo,che parteciparono alle Crociate e che, in particolare per noi italiani, liberarono la Sicilia dai mori, le restituirono il culto Cristiano e crearono all’incirca 900 anni fa un regno prospero, progredito e in cui coesistettero e prosperarono insieme discendenti degli Arabi,Normanni,Greci,Romani,Fenici etc.
Federico II figlio della normanna Costanza D’Altavilla e dello svevo Enrico VI fu definito “Stupor Mundi” . Il suo regno fu principalmente caratterizzato da una forte attività legislativa e di innovazione tecnologica e culturale, volte ad unificare le terre ed i popoli.

Leonardo Zappalà