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martedì 12 febbraio 2008

Il martirio di Norma Cossetto

Norma Cossetto era una splendida ragazza di 24 anni di S. Domenico di Visinada, laureanda in lettere e filosofia presso l'Università di Padova. In quel periodo girava in bicicletta per i comuni dell'Istria per preparare il materiale per la sua tesi di laurea, che aveva per titolo "L'Istria Rossa" (Terra rossa per la bauxite). Il 25 settembre 1943 un gruppo di partigiani irruppe in casa Cossetto razziando ogni cosa.

Il giorno successivo prelevarono Norma. Venne condotta prima nella ex caserma dei Carabinieri di Visignano dove i capibanda si divertirono a tormentarla, promettendole libertà e mansioni direttive, se avesse accettato di collaborare e di aggregarsi alle loro imprese. Al netto rifiuto, la rinchiusero nella ex caserma della Guardia di Finanza a Parenzo assieme ad altri parenti, conoscenti ed amici tra i quali Eugenio Cossetto, Antonio Posar, Antonio Ferrarin, Ada Riosa ved. Mechis in Sciortino, Maria Valenti, Urnberto Zotter ed altri, tutti di San Domenico, Castellier, Ghedda, Villanova e Parenzo. Dopo una sosta di un paio di giorni, vennero tutti trasferiti durante la notte e trasportati con un camion nella scuola di Antignana, dove Norma iniziò il suo vero martirio.

Fissata ad un tavolo con alcune corde, venne violentata da diciassette aguzzini, ubriachi e esaltati, quindi gettata nuda nella foiba poco distante, sulla catasta degli altri cadaveri. Una signora di Antignana che abitava di fronte, sentendo dal primo pomeriggio gemiti e lamenti, verso sera, appena buio, osò avvicinarsi. Vide la ragazza legata e la udi­', distintamente, invocare la mamma e chiedere da bere per pietà

Il 13 ottobre 1943 a S. Domenico ritornarono i tedeschi i quali, su richiesta di Licia, sorella di Norma, catturarono alcuni partigiani che raccontarono la sua tragica fine e quella di suo padre. Il 10 dicembre 1943 i Vigili del fuoco di Pola, al comando del maresciallo Harzarich, ricuperarono la sua salma: era caduta supina, nuda, con le braccia legate con il filo di ferro, su un cumulo di altri cadaveri aggrovigliati; aveva ambedue i seni pugnalati ed altre parti del corpo sfregiate. Emanuele Cossetto, che identificò la nipote Norma, riconobbe sul suo corpo varie ferite d'arme da taglio; altrettanto riscontrò sui cadaveri degli altri. Norma aveva le mani legate in avanti, mentre le altre vittime erano state legate dietro. Da prigionieri partigiani, presi in seguito da militari italiani istriani, si seppe che Norma, durante la prigionia venne violentata da molti. Un'altra deposizione aggiunge i seguenti particolari:

"Cossetto Norma, rinchiusa da partigiani nella ex caserma dei Carabinieri di Antignana, fu fissata ad un tavolo con legature alle mani e ai piedi e violentata per tutta la notte da diciassette aguzzini. Venne poi gettata nella Foiba di Villa Surani."

La salma di Norma fu composta nella piccola cappella mortuaria del cimitero di Castellier. Dei suoi diciassette torturatori, sei furono arrestati e obbligati a passare l'ultima notte della loro vita nella cappella mortuaria, per vegliare la salma, composta al centro, alla luce tremolante di due ceri, nel fetore acre della decomposizione di quel corpo che essi avevano seviziato sessantasette giorni prima, nell'attesa angosciosa della morte certa. Soli con la loro vittima, con il peso enorme dei loro rimorsi, tre impazzirono e all'alba caddero con gli altri, fucilati a colpi di mitra.

sabato 9 febbraio 2008

Giorno della memoria


Oggi 10 Febbraio, ricordiamo i caduti italiani infoibati dalla furia comunista del maresciallo Tito e le sue orde rosse.
Alle 11 di oggi, per un'ora internet sarà muto in segno di lutto. Invitiamo quindi tutti i nostri lettori all'astenersi dal commentare i post tra le 11 e le 12

Giuramento di ippocrate e castronerie che sento



Giuro per Apollo medico e per Asclepio e per Igea e per Panacea e per tutti gli Dei e le Dee, chiamandoli a testimoni che adempirò secondo le mie forze e il mio giudizio questo giuramento e questo patto scritto. Terrò chi mi ha insegnato quest' arte in conto di genitore e dividerò con Lui i miei beni, e se avrà bisogno lo metterò a parte dei miei averi in cambio del debito contratto con Lui, e considererò i suoi figli come fratelli, e insegnerò loro quest'arte se vorranno apprenderla, senza richiedere compensi né patti scritti. Metterò a parte dei precetti e degli insegnamenti orali e di tutto ciò che ho appreso i miei figli del mio maestro e i discepoli che avranno sottoscritto il patto e prestato il giuramento medico e nessun altro. Scegliero' il regime per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, e mi asterrò dal recar danno e offesa. Non somministrerò a nessuno, neppure se richiesto, alcun farmaco mortale, e non prenderò mai un' iniziativa del genere; e neppure fornirò mai a una donna un mezzo per procurare l'aborto. Conserverò pia e pura la mia vita e la mia arte. Non opererò neppure chi soffre di mal della pietra, ma cederò il posto a chi è esperto di questa pratica. In tutte le case che visiterò entrerò per il bene dei malati, astenendomi ad ogni offesa e da ogni danno volontario, e soprattutto da atti sessuali sul corpo delle donne e degli uomini, sia liberi che schiavi. Tutto ciò ch'io vedrò e ascolterò nell'esercizio della mia professione, o anche al di fuori della professione nei miei contatti con gli uomini, e che non dev'essere riferito ad altri, lo tacerò considerando la cosa segreta. Se adempirò a questo giuramento e non lo tradirò, possa io godere dei frutti della vita e dell' arte, stimato in perpetuo da tutti gli uomini; se lo trasgredirò e spergiurerò, possa toccarmi tutto il contrario.




Avendo letto alcuni commenti in merito agli articoli “madri con la falce” e “rianimare i feti” e avendo notato che si faceva riferimento al giuramento di Ippocrate ho deciso di riportarlo. Vi prego di rileggere con attenzione la parte in corsivo e vi esorto a considerare l’epoca in cui fu scritto il suddetto giuramento.
Non era ancora nata la Chiesa e nemmeno Gesù Cristo ma i greci avevano già compreso l’importanza della difesa della vita e l’importanza che riveste la figura del medico all’interno della società.
Coloro che difendono “la necessità e il diritto” della donna di abortire possono a mio avviso essere considerati dei vigliacchi e trogloditi in quanto vorrebbero imporre la propria idea a un essere non ancora in grado di decidere e di difendersi,che non ha ancora nessuna colpa ma solo la disgrazia di avere una madre che antepone la propria identità a un diritto che, non solamente tutte le moderne costituzioni, ma anche i greci di oltre 2000 anni fa consideravano sacrosanto:IL DIRITTO ALLA VITA.
In questi tempi si accusa tanto la Chiesa di oscurantismo, si accusano i preti e Sua Santità di voler ritornare al medioevo e all’inquisizione e si osannano i filosofi illuministi.
Ma non si riesce a cogliere, a mio parere, la più grande lezione che suddetti filosofi ci hanno lasciato e cioè che ovunque nelle istituzioni,nella società,nelle scuole e nei tribunali ciò che deve primeggiare non è l’identità e volontà individuali ma il diritto. Nel senso più grande del termine.
Negare la vita a un essere umano in qualunque maniera è imporre la propria volontà sul diritto comune. E’ tirannia.

Leonardo Zappalà




Nota Gemelli Neri: cara Wonderley,ogni tanto una bastonata culturale può essere utile ad aumentare l'umiltà e la cultura personale. Oltre che ad aprire nuovi orizzonti. La lotta all'aborto non è una lotta confessionale,ma è figlia dell'antropofilia,della natura,del buonsenso.E' figlia del Diritto. Dell'Uomo.
Un pubblico ringraziamento all'autore spontaneo dell'articolo e un in bocca al lupo per i futuri studi di medicina alla "vittima" di questa berlina mediatica che spero ci scuserà. Serviva un modello.

mercoledì 6 febbraio 2008

Madri con la falce


Ci ritroviamo a commentare l'ennesimo abominio contro natura.
Località Francia. Una donna decide di avere un bambino tramite FIVET. Per due mesi,però. Dopo lo abortisce.
Incredibile. Un bambino che non sarebbe mai nato,viene meccanicamente messo alla luce ed ucciso!La vita data solo per il piacere di toglierla,un'incredibile,sadica storia dei nostri tempi.
Non riesco nemmeno ad immaginare un caso analogo ad una tale scellerata irresponsabilità e ad un tal sfacciato cinismo.
"Per quale motivo io non potrei abortire?" ha detto la novella Medea dalle ovaie marcite ai medici sbigottiti(ma bene inteso,pronti a scavarle l'utero).
I giudici le hanno dato ragione.
Gli assistenti sociali(figure sopravvissute alla loro effettiva utilità) naturalmente pure.
E i medici hanno eseguito.
Poi la signora ha deciso di partorire qualcosa,e quindi ecco che,nonostante quell'aborto, si avviano le pratiche.
I giudici naturalmente le danno ragione.
Gli inutili dispensatori di pacche sulle spalle pure.
E i medici hanno eseguito.

Senza dignità i giudici,privi della principale tra le caratteristiche che dovrebbero avere: il buonsenso.
Senza dignità i consolatori d'ufficio,ormai impegnati ovunque a leggere le proverbiali riveste "Cairo editore" o il corrispettivo d'oltralpe fumando sigarette e bevendo caffè per tenersi svegli nelle tediose e solitarie giornate passate nei reparti ospedalieri dove in ogni momento la vita viene stuprata.
E senza dignità i medici,che hanno dimenticato la missione di non nuocere,diventando degli schiavi del denaro e dell'opportunità.


E ci si indigna quando la Chiesa dice che quanto meno queste leggi vanno modificate e limitate. E' evidentemente meglio così,stuprando la natura.
Quanta libertà per le madri con la falce.
La morte è femmina.

domenica 3 febbraio 2008

Rianimare i feti!

Farà scalpore: 4 università romane hanno firmato un documento che prevede l'obbligo a rianimare il feto nato vivo nel tentativo di abortirlo.
Cerchiamo di essere più chiari: se, durante l'intervento di interruzione volontaria della gravidanza, il feto nasce vivo bisogna rianimarlo "anche se la madre è contraria, perché prevale l'interesse del neonato", chiarisce Domenico Arduini, direttore della clinica di ostetricia e ginecologia di Tor Vergata, uno dei firmatari del documento "il neonatologo guadagna minuti preziosissimi perché non ha più il dovere di discutere con i genitori prima di decidere, come accadeva prima".
La volontà omicida della madre non ha più importanza. Neanche se il bambino dovesse presentare malattie o malformazioni. Inoltre non vi è nel documento nessun accenno alla settimane del feto.
Certo, sarà evitata ogni forma di accanimento terapeutico, ma verranno fornite al bambino le cure che gli sono dovute in quanto persona umana.

Un diretto in faccia alla follia femminista.

"E' mostruoso. - latra Elettra Daiana (ovviamente di Rifondazione Comunista) - La donna viene considerata un semplice contenitore, privo di volontà e responsabilità. La si considera un qualcosa a disposizione di una volontà superiore. Di fatto, la si annulla. Bisogna uscire dal silenzio e combattere questa volontà di potere maschile che mira a ridurre le donne in condizioni di inferiorità giuridica".

Di mostruosa c'è solo la furiosa ostinazione della signora Daiana nel volere la morte del bambino.
Il nostro parere è che dietro la ridicola accusa di considerare la donna un contenitore c'è l'intenzione di considerare il bambino un oggetto.
Il bambino sarà rianimato.
Se la madre continuerà a non volerlo potrà avvalersi dell'abbandono giuridico ovvero lasciarlo in ospedale, anche in modo del tutto anonimo.
Abbandono giuridico che è la soluzione con cui si può conquistare l'abrogazione (o quantomeno la modifica) della 194.

Femministe, comunisti e radicali promettono guerra.
Siamo pronti.

sabato 2 febbraio 2008

Evento web 10 Febbraio

In occasione della quarta Giornata Nazionale in Memoria delle Vittime delle Foibe, RBN in collaborazione con Novopress Italia organizza la manifestazione virtuale “10 FEBBRAIO: IO NON SCORDO”. Al fine di sensibilizzare nei confronti di un argomento tanto spinoso quanto de facto sommerso, domenica 10 febbraio alle ore 11 centinaia di siti internet, blog e forum corredati di Tricolore listato a lutto osserveranno un’ora di silenzio nel rispetto dei connazionali caduti per mano degli assassini titini. In un Paese che con fare incerto e talora stizzito muove faticosamente i primi passi verso la verità storica, e che in ogni sede, dalle istituzioni politiche alla scuola, tende ad insabbiare con troppa disinvoltura i lati oscuri del proprio passato mediante la censura culturale e la minimizzazione dei tragici eventi che a partire dall’8 settembre 1943 colpirono la comunità italiana di Istria, Dalmazia e Friuli-Venezia Giulia l’affermazione “IO NON SCORDO” è un atto rivoluzionario che intende contribuire a riscattare le migliaia di Italiani infoibati dalla furia slavo-comunista.
È scandaloso che a più di mezzo secolo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ricercare e affermare la verità storica sia da più parti considerato alla stregua di un reato d’opinione; che storici di rilievo siano osteggiati nelle loro ricerche, talora pubblicamente dileggiati, ora con le armi della critica interessata ora dal consueto manipolo di utili idioti ideologizzati; che i più giovani ignorino, per deficit didattico, la portata devastante dei fatti in oggetto; che non si possa a tutt’oggi parlare apertamente di pulizia etnica ai danni della popolazione italiana del Nord-Est, che ha dovuto subire rastrellamenti, deportazioni, torture e esodi di massa con esiti spesso indegni, com’è il caso del tristemente noto “treno della vergogna”. Agli isterismi di massa preferiamo però lo stile, manifestando il nostro dissenso – che in realtà è un consenso, un sentire comune, espressione della consapevolezza di appartenere alla comunità nazionale – in maniera composta, disciplinata e silenziosa, sul web come nelle piazze, invocando il Lutto nazionale per gli oltre 10.000 morti accertati e per quelli ancora da accertare. E’ richiesto il massimo grado di partecipazione.

venerdì 1 febbraio 2008

Grande preghiera per l'Italia

Accogliamo nelle pagine del blog l'iniziativa del dott. Claudio Prandini cercando di darne massima visibilità possibile

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A te, o Maria, ci affidiamo.
Proteggi e benedici il nostro paese.

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Questo vuole essere un unmile appello a tutta la Chies per una Domenica dedicata ad una preghiera per l'avvenire sociale, civile e politico del nostro Paese.
Il nostro Paese ha bisogno di una grande e corale preghiera della sua Chiesa per ritrovare la pace e la concordia che sembra ormai un lontano ricordo.
Il nostro popolo è stato benedetto da Dio in molti modi nella sua millenaria storia, ed Egli certo non abbandonerà i suoi figli ora proprio nel momento del gran bisogno.
Grandi sfide interne ed esterne ci attendono, come ad esempio la grave crisi economica in atto, ma che senza l'intercessione potente della Chiesa di Dio tutto rischia di cadere nel caos e nella distruzione.

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DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI (12,5-11)
Pietro dunque era tenuto in prigione, mentre una preghiera saliva incessantemente a Dio dalla Chiesa per lui. E in quella notte, quando poi Erode stava per farlo comparire davanti al popolo, Pietro piantonato da due soldati e legato con due catene stava dormendo, mentre davanti alla porta le sentinelle custodivano il carcere. Ed ecco gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella. Egli toccò il fianco di Pietro, lo destò e disse: «Alzati, in fretta!». E le catene gli caddero dalle mani. E l'angelo a lui: «Mettiti la cintura e legati i sandali». E così fece. L'angelo disse: «Avvolgiti il mantello, e seguimi!».

Pietro uscì e prese a seguirlo, ma non si era ancora accorto che era realtà ciò che stava succedendo per opera dell'angelo: credeva infatti di avere una visione. Essi oltrepassarono la prima guardia e la seconda e arrivarono alla porta di ferro che conduce in città: la porta si aprì da sé davanti a loro. Uscirono, percorsero una strada e a un tratto l'angelo si dileguò da lui. Pietro allora, rientrato in sé, disse: «Ora sono veramente certo che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto ciò che si attendeva il popolo dei Giudei»

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Chiediamo pertanto alla CEI, ai vescovi ed alle loro diocesi di indire una Domenica di preghiera e di digiuno, magari durante la quaresima, per il nostro Paese, affinchè il Signore allontani le nubi oscure che si addensano sempre più e faccia di nuovo splendere il sole della concordia e della pace nella nostra bella e amata Italia.

Dott. Claudio Prandini

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PREGHIERA PER L'ITALIA

O Dio, nostro Padre,
ti lodiamo e ringraziamo.
Tu che ami ogni uomo
e guidi tutti i popoli
accompagna i passi della nostra nazione,
spesso difficili ma colmi di speranza.
Fa’ che vediamo
i segni della tua presenza
e sperimentiamo la forza del tuo amore,
che non viene mai meno.
Gloria a te, o Padre,
che operi tutto in tutti.

Signore Gesù, Figlio di Dio e Salvatore del mondo,
fatto uomo nel seno della Vergine Maria,
ti confessiamo la nostra fede.
il tuo Vangelo
sia luce e vigore per le nostre scelte
personali e sociali.
La tua legge d’amore
conduca la nostra comunità civile
a giustizia e solidarietà,
a riconciliazione e pace.
Gloria a te, o Figlio,
che per amore ti sei fatto nostro servo.

Spirito Santo, amore del Padre e del Figlio,
con fiducia ti invochiamo.
Tu che sei maestro interiore
svela a noi i pensieri e le vie di Dio.
Donaci di guardare le vicende umane
con occhi puri e penetranti,
di conservare l’eredità di santità e civiltà
propria del nostro popolo,
di convertirci nella mente e nel cuore
per rinnovare la nostra società.
Gloria a te, o Spirito Santo
che semini i tuoi doni nei nostri cuori.
Gloria a te, o Santa Trinità,
che vivi e regi nei secoli dei secoli.
Amen
Giovanni Paolo II