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giovedì 14 giugno 2007

Su Israele,la verità ONU. In segreto.


La Palestina affonda nel sangue.
Perché?
Lo ha spiegato Alvaro De Soto, l’inviato dell’ONU per il Medio Oriente, nel suo rapporto di fine-missione.
Un rapporto riservato.
Solo in segreto si può dire la verità. (1)
Israele, scrive De Soto, ha posto ai palestinesi, per aprire trattative, condizioni impossibili da raggiungere.
Israele ha assunto un atteggiamento «essenzialmente di rifiuto» nei confronti dei palestinesi.
Washington ha «atterrato a bastonate» (pummelled into submission), o «massacrato», il ruolo dell’ONU come negoziatore imparziale fra israeliani e palestinesi.
L’espressione va spiegata: i negoziatori occidentali (il quartetto: USA, EU, Russia ed ONU) non sono più stati imparziali da quando hanno non solo accettato, ma preso parte al boicottaggio economico della Palestina per punire il popolo palestinese di aver votato Hamas.
Come noto, questo crudele blocco economico, con la ritenzione degli aiuti internazionali e il furto dei diritti doganali perpetrato da Israele, è stato concepito da Israele ed imposto ai vili Paesi occidentali dalle lobby israeliane.
Era la «cura dimagrante» di cui parlò, ridacchiando, Ehud Olmert.
Con questo, l’Europa si è fatta complice del genocidio a bassa velocità perpetrato contro i palestinesi ed ha distrutto la sua credibilità come mediatore.
Solo e semplicemente per viltà di fronte alla lobby ebraica.



Ora De Soto dice che questa messa alla fame ha avuto «conseguenze devastanti» sul popolo palestinese, ed è stata, «a dir poco, di cortissima veduta».
L’adesione al blocco ordinato da Israele, scrive De Soto, «Di fatto ha trasformato il Quartetto da un gruppo di negoziazione guidato da un documento comune (la ‘road map’) in un corpo che null’altro ha fatto che imporre sanzioni ad un governo liberamente eletto, contro un popolo sotto occupazione, mentre poneva per il dialogo pre-condizioni irraggiungibili».
Un linguaggio molto più diretto della solita lingua di legno ONU.
Il fatto è, come ha spiegato De Soto al Guardian, che il suo rapporto finale è destinato al Consiglio di Sicurezza.
«E’ un rapporto riservato, non inteso alla pubblicazione».
Nel tempo dell’Anticristo, la verità si può dire solo in sede segreta.
E nemmeno del tutto: De Soto non ha osato scrivere nelle sue 53 pagine che Fatah viene da mesi armata da armi americane per volontà dei due potenti israeliani dell’Amministrazione Bush, Elliot Abrams e John Bolton: con lo scopo primario di far riprendere il potere a Fatah (che non ha più la legittimità democratica) o almeno di far scoppiare la guerra civile intra-palestinese cui oggi assistiamo; bel risultato in ogni caso, per propaganda e per sovversione.
Anche Zbigniew Brzezinski da qualche tempo dice la verità, e per questo viene censurato.
Di recente (2), ha pubblicamente detto: «USA ed Israele dovrebbero porre la questione del disarmo nucleare dell’Iran nel contesto della de-nuclearizzazione dell’area».
Ossia, ha chiesto che Israele si dichiari pronta a denuclearizzarsi, a rinunciare alle sue bombe atomiche.
«Dopotutto», ha aggiunto sarcastico, «se ci si vuol far credere che l’arsenale nucleare di Israele non è un deterrente sufficiente per garantire la sicurezza di Israele di fronte al programma nucleare iraniano, vuol dire che non ha un gran valore».
Argomento lucidamente razionale: a che serve il deterrente israeliano, se non deterre?
Ciò che Brzezinski propone è ciò che propongono da sempre Siria, Arabia Saudita e Lega Araba: facciamo una zona libera da armi atomiche, dunque disarmi il solo Paese che ha queste armi.
Così, avremo un motivo sensato per chiedere all’Iran di disarmare.
Ma naturalmente non è il disarmo bilaterale che interessa a costoro.
Non è la pacificazione che perseguono, ma la «bastonatura per sottomettere».
E’ in corso la più vasta opera di sovversione internazionale della storia.
Un indizio?



Lo hanno rivelato l’agenzia Deutsche Presse e l’italiana AGI. (3)
Durante il vertice del G-8 ad Heiligendamm, il 7 giugno scorso, la polizia tedesca «ha sorpreso agenti dei servizi di sicurezza USA che tentavano di far passare esplosivo C4 dissimulato attraverso un posto di controllo».
Solo quando i detector automatici hanno rivelato l’esplosivo nelle loro valigette gli agenti americani, tutti in abiti civili, si sono qualificati.
Ed hanno detto che volevano mettere alla prova la sicurezza tedesca.
E’ stato sventato un attentato false flag, da attribuire al terrorismo islamico?
Thierry Meissan ricorda che anche il 7 luglio 2005, il noto e sospetto attentato alla metropolitana di Londra avvenne all’apertura del G-8: 56 morti e 700 feriti, con la conseguenza che i maggiori temi di discussione del vertice furono cancellati, per parlare di uno solo: «la lotta mondiale al terrorismo».
E’ noto, ed abbiamo rievocato il fatto più volte, che quel 7 luglio l’attentato «islamico» coincise con una «esercitazione antiterrorismo», ordinata non si sa da chi, che ebbe luogo negli stessi istanti nelle quattro stazioni colpite.
E’ noto che i servizi israeliani avvertirono in anticipo Ben Netanyahu, che era a Londra, di non uscire dall’albergo.
Ed è anche evidente che la lotta al terrorismo si fa non bombardando villaggi afghani e stazioni ferroviarie irachene, ma come l’hanno fatta gli agenti tedeschi ad Heiligendamm: con controlli preventivi anche (soprattutto) sui funzionari americani.
Non avesse controllato, avremmo avuto un orrendo attentato al C-4, il plastico militare.
Washington avrebbe proclamato che era opera di Al Qaeda, come oggi accusa Al Qaeda di aver distrutto i minareti della moschea sciita di Samarra (già distrutta da simile attentato «sunnita-islamico»).
E ancora una volta, al G-8 non si sarebbe parlato di riscaldamento climatico e promesse (vane) di aiuti all’Africa, ma esclusivamente di lotta al terrorismo islamico.
Magdi Allam e Ferrara avrebbero, ovviamente, tenuto bordone.
Anzi invocato il bombardamento dell’Iran, all’unisono con il senatore Lieberman, con il guru neocon Podhoretz: avremmo un’altra guerra.



E’ sempre più chiaro: dalla Somalia al Medio Oriente, dall’Europa a Beiruth, il pericolo viene da una vastissima e spietata manovra di sovversione, da una immensa e sanguinosissima «strategia delle tensione» da cui Israele crede di ottenere vantaggi radicali.
Come sempre, la sovversione ha bisogno del segreto e della menzogna.
Basta dire la verità per azzerarla, salvando vite umane sacrificate inumanamente.
Ma la verità non si può dire, se non in rapporti confidenziali.
Né l’agenzia Deutsche Presse né l’AGI sono state riprese da alcun media occidentale.
Le parole di Brzezinski non hanno avuto eco nella stampa.
E, dopo aver beccato gli agenti USA in flagrante tentato terrorismo al G-8, la polizia tedesca ha «rifiutato di commentare l’evento».
Ciò vuol dire che non possiamo che aspettare la prossima strage.
Complici e vittime volontarie.

Maurizio Blondet
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Note
1) Rory McCarthy «Secret UN envoy report condemns US for Middle East failure», Guardian, 13 giugno 2007.
2) Justin Raimondo, «It’s alla about Israel», antiwar.com, 13 giugno 2007. Brzezinski ha parlato alla conferenza dei think tank «The Century Foundation» e «Center for American Progress», tenutasi allo Hyatt Recency sul Campidoglio il 12 giugno. Fra i presenti: Madeleine Albright, Wesley Clark (già comandante supremo NATO), John Deutch (ex direttore CIA), Daniel Kurtzer (ex ambasciatore USA in Egitto), Bob Rubin (ex segretario al Tesoro). un bel gruppo di «ex», quasi tutti ebrei, critici o allarmati della sovversione israeliana. Ma senza voce.
3) «La police allemande dèjoue un tentative d’attentat état-unienne contre le G-8», Réseau Voltaire, 11 giugno 2007. Ecco il breve comunicato AGI: «G8: Sicurezza alla prova, agenti USA tentano di passare con C4. AGI, Heiligendamm (Germania), 7 giugno. Gli uomini della sicurezza americana hanno messo alla prova i controlli attorno al vertice del G8. Secondo quanto riferito da fonti tedesche, alcuni agenti USA in borghese hanno tentato di introdurre dell’eplosivo al plastico C4 da un varco di accesso all’area di Heiligendamm. L’esplosivo, nascosto in una valigetta a bordo di un’auto, è stato localizzato dai macchinari e a quel punto gli uomini della security americana si sono qualificati».




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